Il mio voto che da mezzo secolo finisce in un giro di Campari
23 Settembre 2022Domenica si vota, lunedì ci si sveglia. Si vota, si sceglie. Questo è un paese di guerre di religione mai di contese ad essere il campione. Sarebbe stato bello se i contendenti avessero riconosciuto la grandezza del loro progetto e non offeso il sogno dell’altro.
Sapere per me votare è un rito, mi preparo, ci penso e poi seguo il percorso della mia gente. Tutto il percorso. Non ho mai votato contro qualcuno ma sempre per la mia parte.
Non ho bisogno di convincermi di stare nel giusto, ho vissuto nel torto. Amo i malfattori, amo quelli che la sparano grossa al bar, amo gli innumerevoli inconcludenti, amo non i teatranti di teatro, ma il teatro della vita. Odio i saggi, odio che sta sempre “con la ragione e mai col torto” mentre Dio è morto.
Odio i disarmati da quando mio nonno mi fece giocare con il suo coltello spiegandomi che ci tagliava il pane, mi sbucciò una pesca, poi mi guardò e mi disse “ma serve anche per la libertà”.
Per me resta il diritto al pane, la bontà del dessert ma anche e prima di tutto, l’essere libero anche prestando la lama ad abbattere ogni prepotenza.
Per questo vado, vado piano e penso fino all’ultimo secondo sapendo che scelgo una parte della vita mia. Poi chiamo gli amici e ci prendiamo la libertà di essere liberi.
Ho sempre perso naturalmente, gli altri sono sempre di più. Una volta ad un funerale c’era in chiesa tanta gente pregante, piangente per il timore di essere loro al centro del prossimo incontro. Dissi a chi mi stava vicino “ma non potevamo vincere” , mi rispose “perchè non lo sapivi”.
Non potevamo vincere, condannati alla sconfitta, in attesa della vendetta.



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