Latina, cronaca di una ordinaria sfiducia
29 Settembre 2022Latina 28.09.2022 ore 17.45
Va di scena a Latina la fine anticipata della più folle delle “consiliature” della storia di Latina o forse d’Italia. Era iniziata nell’ottobre dello scorso anno con un’elezione amministrativa che, complice la legge col doppio turno, aveva visto eletto un Sindaco, Coletta, un po’ civico e un po’ di sinistra ma con una netta maggioranza di Destra tra i consiglieri comunali: la famigerata anatra zoppa.
Dopo qualche mese di permanenza Colettiana col favore di un pezzo di Destra, un ricorso al Tar ha portato al ri-voto in alcune sezioni elettorali ma non ha cambiato l’anatra zoppa. Coletta ha festeggiato la terza vittoria contro la Destra e Letta si è augurato che fosse buon auspicio per le politiche (io avrei toccato ferro).
Poi sono arrivate le elezioni nazionali. Ha vinto la Destra ed i Capi Nazionali hanno decretato “che adesso cada Coletta!” In provincia si sa che quando il Capi Nazionali decidono si obbedisce, anche se a malincuore (secondo me non erano tutti d’accordo i consiglieri destri). Unico dubbio da chiarire era come si sarebbe concluso il Coletta Bis anzi il Coletta Ter mai iniziato.
Sfiducia subito dopo la nomina? Dimissioni del Sindaco? Corro veloce in Piazza del Popolo. Il Sindaco esce dal Municipio e mi passa trafelato affianco con due del suo staff che lo seguono.
E ’scuro in volto. Uno dei due collaboratori dice al telefono “Si, si, è ufficiale”. Una signora elegantissima che staziona vicino a me, urla “dimissioni, sta andando dal notaio”
“Si è dimesso allora?” Penso ad una malignità. “Si dimette prima e guadagna venti giorni in cui può ripensarci, così magari trova qualche responsabile a Destra che gli dia la fiducia”.
Non sarà così.
Il Consiglio Comunale è regolarmente convocato ed il Sindaco vuole cadere in aula, se è il caso.
Provo ad entrare nella Sala Consiliare ma è strapiena e resto fuori. Dentro ci sono i sostenitori delle due parti e tanti curiosi. Si sente un po’ di trambusto.
Arriva una voce concitata dall’interno “No è scemo il Sindaco. Né è scemo il Sindaco. Quello gli ha detto scemo al Sindaco” Un urlo placa gli animi “Polizia”. Tutto sembra, però, quietarsi in pochi secondi. Giusto un po’ di tensione dovuta alla passione politica. Arrivano sui banchi i consiglieri comunali di Centro-Destra. Uragano di applausi.
Vedo da lontano il consigliere Celentano che saluta con un sorrisino compiaciuto gli applaudenti.
Chiedo ad uno con il pizzetto che sta vicino alla porta “Che succede? Chi applaudono?”
“Sono i loro. Applaudono ironicamente”
Lo scruto perplesso “I loro chi? Chi è applaudito ironicamente?” Nessuna riposta. Non si capisce un tubo. Da lontano saluto un consigliere comunale che conosco e quello fa una faccia che pare voglia dire “ma dove diavolo sono finito?”.
Comprendo solo che inizia la proclamazione degli eletti. “Si fa lunga” penso e scendo in strada.
Manco arrivo in piazza che mi vedo superare in fila indiana da tutti i consiglieri della
Destra. Furlanetto con un completo quasi viola. Pare Oscar Giannino. Giovanna Miele, neodeputata della Lega. Patrizia Fanti, non proprio la faccia della felicità. Il duo Anzalone-Della Pietà che parlotta fitto. Remo Tiero col sigaro in bocca. Come al solito il più elegante e cortese di tutti. Entrano uno alla volta nell’edifico del Circolo Cittadino. Di fronte alla porta c’è un ragazzo con una bandiera di partito.
Mi avvicino. “Che succede?” “Si vanno a dimettere i consiglieri del Centro- Destra. Tutti e venti”
Lo fisso curioso “Quindi?” “Quindi Coletta decade” Si sente un altro grande applauso che esplode dall’aula consiliare. Li dentro ci sono ormai solo il ri-decaduto Coletta ed i suoi.
Mi rivolgo ancora a quello della bandiera “Perché esultano?” “Boh. Perché sono i migliori loro”.
Un vecchio alle sue spalle sussurra ironico “festeggiano la quarta vittoria contro di noi”. Comincia a piovere ed il cielo si fa buio. Torno a casa perché manco ho l’ombrello.
Mentre si consuma il più folle degli esperimenti politici cui si sia mai assistito, il resto della città sembra fregarsene altamente.
I ragazzi affollano i bar per l’aperitivo. Le signore si infilano nei negozi di scarpe. Col dovuto paragone la scena mi ha ricordato il racconto di un giornalista inglese che si trovava a Santiago del Cile l’11 settembre del 1973. Allende cercava di resistere, elmetto in testa, al Colpo di Stato che lo avrebbe destituito ma la gran parte dei cileni vivevano la loro normale quotidianità.
Vicino al Palacio della Moneda, che era sorvolato dagli arei di Pinochet, alcuni giovani beatamente giocavano a calcetto, mentre scendeva la sera e la pioggia bagnava il campo. Ovviamente Coletta non è Pinochet e quello di oggi non è stato un Colpo di Stato, ma a me è parso che alla maggioranza dei pontini fottesse ugualmente una cippa dei
drammatici eventi politici occorsi.
Forse perché più che una Tragedia, tutta questa storia, è stata, fin dal principio, una Farsa.
PS Colpo di Stato o Farsa che sia, ho la netta sensazione che a Sermoneta mai sarebbe potuta avvenire una cosa simile. Dalle nostre parti è impossibile che si dimettano i consiglieri di maggioranza od opposizione perché i confini tra le parti sono stati annullati da un bel pezzo. Damiano vada a chieder consiglio alla Sindaca, se mai volesse fare un altro giro con la fascia tricolore.


