La fermata

La fermata

29 Settembre 2022 1 Di Lidano Grassucci

Mi chiese: “non parlare, la mia fermata è questa”. Pensi sempre i viaggi con fermate più in la, o pensi a scendere nello stesso posto. Ma no, ciascuno ha segnato un viaggio che non si ripete, che non si condivide, che è unico. Il fermati era riferito al conversare, era un ferma le parole, perché lo scambio era fitto-fitto, prima di questa richiesta di silenzio. Cosa c’era fuori, mica lo sapevo, tutto si era svolto qui in questo spazio precario da treno. Con versare, versare insieme: mettere le cose nel medesimo recipiente, nel mondo per scambiarsi si “versa” il tea, il caffè, il vino, il sidro, la birra. Con versare, ma qui non era parlare di iperuranio, ma parlare di quella cosa unica che è l’incontrarsi alchemico tra un uomo ed una donna. Era con versare non di cose di Dio o degli uomini, ma di chi (carne, ossa, nervi, bellezza e tristezze) era lì davanti. Uno con l’altro. Alla fermata ci aspettava la vita, ma era in ritardo ormai la vita. La conversazione ci aveva donato sfumature di colori che non conoscevamo prima. Se vedi le sfumature di una perla, poi non puoi accontentarti del grigio, perché quello della perla ha la luce dentro. Muoveva mani, corpo, torturava i capelli voleva dire il racconto del suo vivere, voleva sapere che sapore avevano gli acini dell’uva di casa mia, voleva sentire che effetto dava la sua voce a chi davanti con gli occhi guardava. Il treno è un “animale” che non ama perché l’amore è indugiare nel tempo, lui è fatto per correre e quanti amori sono nati in questo mezzo d’amor privo. Mi aveva sedotto, come fanno le timidezze, mi aveva carezzato con fa la pudicizia, mi aveva raccontato come fa il silenzio, mi aveva donato il tempo ed era senza un minuto in più. Mi sarebbe piaciuto ascoltare il suo canto, mi sarebbe…

Mi mise la sua mano sulla bocca a farmi tacere, me la mise con amore per non voler sentire le parole che portano in dote al suono le fantasie degli uomini. Sorrise, si sentiva donna purissima, si sentiva audacissima. Il treno ferma, se ne va e mi lascia una scia, uno sguardo furtivo nell’andare via come un timbro sulla firma di una lettera. Le dissi ciao, la tengo ancora nei pensieri miei, perché dai pensieri non si scende