La fotografia che rubò l’orecchio a mio nonno Lillo

La fotografia che rubò l’orecchio a mio nonno Lillo

14 Ottobre 2022 0 Di Lidano Grassucci

Passò un colpo di spugna senza lacrime sul ricordo di Florentino Ariza, lo cancellò del tutto, e nello spazio che occupava nella sua memoria lasciò che fiorisse un prato di papaveri

Gabriel Garcia Marquez

 

Ti vesti bene per sposarti, per andare alla messa in tempo di Grazie, e… per andare a farti la foto. Devi fare bella figura con la foto che dopo… dico dopo, dopo, dopo è quello solo che resterà di noi: una fotografia.

Cercavo la foto di mio nonno, la cercavo tra tante che ne ho, ma quasi nessuna delle sue.

Quando il suo tempo era finito (tanti, ma tanti anni fa), si misero a fare la stessa ricerca. Niente, non si trovava niente. Come se quell’uomo morto non fosse mai nato, o almeno degno del conforto dei ricordo.

Ma come, non c’è una foto? Quella della sua mamma, nonna Nina, era bella che pareva tra le nuvole appesa al muro sopra lo specchio della pettiniera. Era ritratta come fosse già nata angelo, angelo cresciuta e mai andata via da lì. Ma lui, lui nonno, non si trovava, in foto.

Qualcuno diceva “potevamo farcela nel dolore, tanto bello non era mai stato”. Vero, forse, ma senza la foto non c’era controprova di orrore o di straordinario adone.

Io seguivo interessato la questione da sotto il tavolo dove avevo nascosto due automobiline, un soldato giapponese con katana ma senza un piede e un indiano senza cavallo.

Si disperavano: ma che foto ci mettiamo a Zo Lillo?

Era un problema, del resto lui le foto le evitava come fanno i gatti con l’acqua. Per essere sinceri non era più “disposto” all’umana gente.

Poi… d’un tratto, l’idea buona la soluzione. Fu zia Marcella, ma c’era poco da dubitare, che ebbe l’idea giusta: se sarà fatta la carta di identità?

Un respiro comune prese gli astanti meravigliati della semplicità della soluzione ma con il dubbio che “anche questo avesse saltato”.

Il documento non si trovava, si annunciava una nuova ricerca vana quando eccolo, eccolo. Era lì nascosto sotto un foglio di un vecchio giornale messo a difendere la base di legno del cassetto dalla polvere. IL documento c’era.

Faccio un balzo dal tavolo, non sono agile per natura, lento per pigrizia, assente che di niente mi frega niente. Ma ad essere primo a vedere la foto di nonno, ci tenevo, per una cosa tra noi poi non avevo altro bisogno nella vita.

Guardo la foto, nonno indossava il vestito a festa (pure l’unico senza lavoro) e stava in posa magro, magro, con la pelle di cuoio, forzato, sofferente.

Gli aborigeni australiani pensano che la fotografia potesse rubargli l’anima e scappano. Così erano gli occhi di nonno, sfuggenti. Poi mi accorgo che c’era un orecchio che non era suo, non era venuto in foto l’orecchio e qualcuno lo aveva disegnato a matita, per via di qualche legge dell’anagrafe che vieta a chi ha due orecchi di saltarne in foto uno.

Dico… ma nonno non ha l’orecchio. Mio padre guarda il suo e piano mi dice all’orecchio mio che invece era presente “se lo sarà staccato per continuare ad ascoltarci”. In compenso c’era il timbro con la scritta Comuni di Sezze, senza orecchio ma con una “matria”.

Vado di rado a trovarlo, meno rada è la sua memoria e davanti alla foto vedo l’orecchio a lapis e le lacrime si mischiano al riso e lui mi pare annunciare con la faccia, la faccia che faceva quando mi vedeva.

Ho un nonno senza un orecchio, perché lui me lo ha prestato. Ogni tanto mi giro e mi sento ascoltare.

Ti vesti bene per sposarti, per andare alla messa in tempo di Grazie, e… per andare a farti la foto. Devi fare bella figura con la foto che dopo… dico dopo, dopo, dopo è quello solo che resterà di noi: una fotografia senza orecchio.

PS: chissà perché ho avuto poi tanti gatti, che ho amato ricambiato, gattoni grossi che perdevano sempre un pezzo del loro orecchio nelle guerre della vita. Fato

L’orecchio a sx di chi guarda la foto di nonno Lillo è fatto a lapis, ma con maestria