Dalla Corale di Littoria alla Corale San Marco: una storia lunga novant’anni

Dalla Corale di Littoria alla Corale San Marco: una storia lunga novant’anni

16 Ottobre 2022 0 Di Emilio Andreoli

Navigando sui social leggo spesso, con dispiacere, commenti non edificanti sulla nostra città.  Un conto è criticare, un altro è disprezzare. Dalle critiche si può migliorare, dal disprezzo non si ottiene nulla. Dato che io amo il luogo in cui sono nato, preferisco raccontare i suoi pregi. In molti lamentano la mancanza di tradizioni perché Latina è troppo giovane, ma non è proprio così perché le persone arrivate qui, da tutte le regioni d’Italia, hanno portato con se i loro usi e sono  diventati poi patrimonio della comunità. Quello di cui sto per raccontare non narra di un personaggio, ma di una tradizione nata con la fondazione della città, che però affonda le radici nei canti secolari del nord. Nel 1933 nasce la Corale di Littoria, oggi Corale San Marco, l’istituzione più antica di Latina.

Era diverso tempo che la mia amica Giuseppina Del Grande mi esortava a scrivere la storia della Corale San Marco, un vanto per la città di Latina. Mi aveva anche dato l’aggancio, una sua vicina di casa, la più anziana della Corale, Marilena Di Giovine. Peraltro già conosciuta per aver scritto la storia di suo papà Leonardo, tra le prime vittime civili di Littoria durante lo sbarco di Anzio. Fu colpito a morte davanti la Banca d’Italia mentre attraversava la piazza per andare a lavorare in prefettura. Qualche giorno fa mi sono deciso e l’ho chiamata.

In genere racconto personaggi, per questo ho aspettato un po’ prima di scrivere questa storia. Poi la curiosità mi ha spinto ad andare a fondo e devo dire che sono rimasto affascinato, perché ho scoperto una realtà storica che conoscevo poco, ed era una mia mancanza. È vero, questa non è una storia di un solo personaggio, ma una storia fatta da tante persone. Una storia lunga novant’anni, tanti quanti ne ha la nostra città. Tutto era cominciato tra la fine dei lavori di bonifica e la fondazione di Littoria, quando arrivarono i migranti dal nord Italia.

L’ingegnere Emilio Scarani, fonda la Corale di Littoria

Proviamo a immaginare il luogo dove viviamo, in quei primi anni trenta. I coloni, appena arrivati, hanno iniziato a dedicarsi alla terra intorno ai poderi costruiti dall’Opera Nazionale Combattenti. Gli operai del Consorzio di Bonifica continuano a lavorare senza soste. Si lavora sodo tutto il giorno e la sera, anche per chi volesse, non ci sono distrazioni. Ma in mezzo a quei tecnici del Consorzio, che stanno seguendo gli ultimi lavori della bonifica, c’è un ingegnere bolognese appassionato di musica e di canto, si chiama Emilio Scarani.

L’ingegnere Emilio Scarani, fondatore della Corale di Littoria

La sera l’ingegnere organizza degli incontri con operai e coloni, in una baracca di legno. Per vincere la nostalgia si canta. Canti popolari delle terre e delle montagne lontane, quelle del nord. Non immagina che, con quegli incontri, sta dando vita spontaneamente alla prima istituzione artistica della nascente città di Littoria. Il 6 gennaio del 1933 viene ufficializzata la Corale, quando la chiesa San Marco è ancora in costruzione. Il suo primo parroco, Don Carlo Torello, sarà anche il primo sostenitore e assistente spirituale del coro.

La Corale di Littoria diventa la Corale San Marco

Alla fine della guerra la città è abbandonata a se stessa. Gli sfollati di ritorno a Littoria, la trovano distrutta e saccheggiata dai ladri. Non ci sono più le istituzioni. L’unico punto di riferimento è il parroco, Don Torello. Il piccolo grande prete prende per mano la comunità, lacerata tra ripicche e vendette. La sua bontà d’animo sarà determinante nelle varie diatribe. Ed è proprio a lui, che si deve la ricostituzione del coro dopo la guerra. Si chiamerà “Corale San Marco” in onore del santo patrono della città e sarà ospitata nella casa dei  salesiani.

L’amministratore dell’associazione è Giovanni Pennacchi: lo sarà per quarant’anni (Il figlio Antonio diverrà poi scrittore e vincerà il Premio Strega, con il romanzo Canale Mussolini). L’ospitalità dei Padri Salesiani è una garanzia morale per le famiglie della città, di tutti i ceti sociali. Un luogo sicuro dove poter mandare le proprie figlie a svagarsi con il canto poiché, dopo la guerra, nei luoghi sacri potranno cantare anche le donne.

Giovanni Pennacchi, per quaranta anni amministratore della Corale San Marco. Si distinse per la sua correttezza e onestà

Nel 1959 la Corale San Marco si esibisce per la prima volta fuori città, a Palestrina, dove si confronta con altre corali. Servirà da stimolo per migliorarsi. L’anno successivo la direzione artistica passa al maestro Don Giovanni Monteleone. La sua grande preparazione musicale risulterà determinante, e il coro farà un notevole salto di qualità. Nelle esibizione riscuote grande consenso da parte del pubblico e della critica. Oltre a Latina, la Corale si esibisce a Torino, Caserta, Frosinone, Terni, Avellino e a Roma. tutte città di grandi tradizioni musicali.

La Corale San Marco anni ’60

Successivamente anche nel Castel Sant’Angelo, ad Arezzo e infine al Concorso Nazionale a Premi di Polifonia Vocale e Classica dove si classifica prima in assoluto, e vince la medaglia d’oro. Gli anni sessanta saranno veramente prolifici per la Corale. Avrà risalto internazionale, con esibizioni in molte città europee. In quegli anni il presidente dell’associazione è Vincenzo Tasciotti, sindaco di Latina dal 1967 al 1972.

L’incontro con il maestro Mauro Bassi, direttore artistico della Corale

È sera quando incontro la corista Marilena Di Giovine e il maestro Mauro Bassi, davanti la chiesa San Marco. Entriamo nella cappella dove i coristi si incontrano per le prove e, dopo aver preso un po’ di confidenza, iniziamo la chiacchierata.

il maestro Mauro Bassi, dal 2000 direttore artistico della Corale San Marco

Mauro da quanto tempo dirigi la Corale?

Da oltre vent’anni, entrai nel 2000. Sono il maestro più longevo della Corale San Marco

Raccontami qualcosa della tua carriera musicale

Dopo aver iniziato a suonare il pianoforte a Latina, dove sono nato, ho conseguito il diploma di organo principale e composizione organistica nel conservatorio di Frosinone. Sin da ragazzo mi sono interessato di musica sacra. Dopo gli studi accademici ho studiato il clavicembalo e successivamente ho frequentato, nel Pontificio Istituto di Musica Sacra di Roma, dei corsi di direzione corale, vocalità e fisiologia acustica della voce. Come direttore di coro, spesso collaboro con il conservatorio di Latina. Inoltre sono l’organista della cattedrale San Marco”

Un bel curriculum, complimenti. Quanti componenti ha la Corale?

Sono circa quaranta, una quindicina di uomini, il resto sono donne”

Che età hanno?

Il più giovane ha trentaquattro anni, la più anziana ha superato l’ottantina”

Ma per cantare in un coro bisogna necessariamente conoscere la musica?

“No, non è necessario conoscere la musica, devi avere solo una buona vocalità, è l’unica cosa che conta. La Corale è composta da persone di diversi ceti sociali e sono dilettanti, ma tutti di alto livello canoro. È sempre stata la vocazione della nostra associazione. Pensa che il primo organista della Corale faceva il ciabattino, si chiamava Pasquale Cremonese”

Al centro il ciabattino Pasquale Cremonese primo organista della Corale San Marco

Quindi non è facile entrare nella Corale?

“Assolutamente no. Siamo molto selettivi nella scelta dei componenti del coro”

Come vi sostenete? Vi danno dei contributi?

“Ormai ci sosteniamo da soli, l’ultimo contributo lo abbiamo avuto nel 2005, poi più nulla. Arriva qualcosa solo dal “cinque per mille”. Ogni corista paga una retta mensile di venti euro, sembra assurdo ma è così, ci auto sosteniamo, quando andiamo a esibirci fuori ci paghiamo anche il viaggio. Pensa che negli anni settanta i contributi arrivavano a pioggia. Erano così tanti soldi che nacquero dissidi interni. Negli anni ottanta si arrivò addirittura a una scissione. Poi una delle due fazioni si sciolse e quella rimasta venne allontanata dalla chiesa. Da settembre del 2005, e qui mi prendo qualche merito, la Corale è tornata nella sede in cui era sorta, nella cattedrale di San Marco, grazie anche alla disponibilità della comunità salesiana che ha accolto il ritorno della nostra storica associazione con grande entusiasmo”

 Per i novant’anni della città e della corale, state preparando qualche evento?

 “Non è ancora nulla di certo, ma ti prometto che sarai il primo a saperlo”

La Corale San Marco in una delle sue ultime esibizioni

Dopo la nostra chiacchierata, Mauro mi invita a seguirlo in un piccolo magazzino, per mostrarmi dei faldoni che appartengono alla storia della Corale San Marco. Per arrivarci dobbiamo attraversare la Cattedrale al buio. Dalle grandi vetrate arriva la luce della città, si vedono brillare solo le canne dell’organo. Sfogliando il faldone numero uno, gli occhi mi brillano per l’emozione. Poi attraversiamo di nuovo la Cattedrale e, sempre al buio, mi soffermo per qualche secondo. Cerco di dare un’occhiata con la poca luce che filtra, e ho un brivido di commozione pensando a Don Torello sepolto proprio lì, nella chiesa della sua comunità.