La giornata del Fai e il dizionario di bellezza di zia intorno al Cristo morto di Mantegna

La giornata del Fai e il dizionario di bellezza di zia intorno al Cristo morto di Mantegna

16 Ottobre 2022 0 Di Lidano Grassucci

Oggi è la giornata del Fondo Ambientale Italiano, le città si fanno belle, o meglio, si riscoprono belle come sofisticate signore a cui il tempo ha donato il fascino che fa banali le bellezze brevi, corte ma certo non meno belle. Si fanno oggi tanti pellegrini di bellezza, ma quello che conta è la ragione di tale ostentata perfezione. E allora dei entrare nelle testimonianze di una storia entusiasmante, fatta di mille storie, ciascuna diversa mentre la racconti che cambia l’udito anche fosse solo il tono di voce. Guarda quel volto segnato dal dolore, guardalo su di una croce mica lo hanno messo lì, lui c’è andato per quel rapporto incredibile di padre in figlio, del disegno del primo e della volontà del secondo di andare su questa terra con il suo ardore.

Guardate tutto la bellezza che vedete e di più è solo quel volto, è quel “dibattito” tra ladroni, chi nella vita chi nel destino

Non nominare il nome di Dio,
non nominarlo invano.
Con un coltello piantato nel fianco
gridai la mia pena e il suo nome:

ma forse era stanco, forse troppo occupato,
e non ascoltò il mio dolore.
Ma forse era stanco, forse troppo lontano,
davvero lo nominai invano.

Fabrizio De Andrè, Il testamento di Tito

Quel muratore che pietra su pietra ancora regge il suo lavoro, ma lui no, lui no è stato da quelle mura sorpassato come fa una Lancia cabriolet ad una 600 piena di gente e suda anche il motore.

Vedetele queste bellezze così uniche, così alte e celesti e pensate a quei ragazzi che non capivano la grandezza mentre la creavano per loro stessa mano. Immaginatele le donne con lo scialle nero che vanno in ginocchio a chiedere Grazia nella disgrazia che era brutto il mondo, ma qui no, qui no pieno di celesti, ori e blu. Qui così bello. Cattedrali gotiche, chiese del rinascimento, barocche, o soltanto semplice pareti d’intonaco con un povero Cristo appeso e sotto un tribolato a sentirsi consolato

Ogni dipinto, ogni marmo, ogni segno, ogni madre col bambino, ogni volto che è segnato è la goccia di questa bellezza che lui non ha creato ma l’uomo finito gli ha donato all’infinito del tempo in cui non ci saremo.

Guardatele queste piazze, queste chiese, queste terrazze di ulivi sono fatti, fatti come i racconti delle cronache. fatti di pietra.

Guardate il Cristo di Mantegna visto non dal cielo, ma dal basso dai piedi, dal campare, pare, tale e quale, mio padre, che forse ci avrebbe visto suo padre e a me toccherà la medesima posizione e vicino gli amici che non segneranno la prossima passione. Io vi giuro su me stesso che era tale e quale, quel Cristo, non non mio che era solo un povero Cristo, ma tale e quale.

Così è la storia della bellezza che è il dono più bello del dolore.

Poi ricorda di quella donna che sicuramente ai visto nella grazia

Maria, mar di dolcezza,
I vostri occhi pietosi,
Materni ed amorosi
A noi volgete.

Noi miseri accogliete
Nel vostro santo velo,
Il vostro figlio in celo
A noi mostrate.

Dio vi salvi Regina

In ogni luogo di questo paese, in ogni angolo, questa è la storia che dovete sapere per capire. L’ultima volta che zia tenne lezione vide che ero più grande di lei e dentro di mille altre domande e disse “ora vai, io ho fatto il mio”. Mi aveva dato la bellezza per altra bellezza trovare.

Nella foto: Il Cristo morto (noto anche come Lamento sul Cristo morto o Cristo morto e tre dolenti ) è uno dei più celebri dipinti di Andrea Mantegna, tempera su tela (68×81 cm), databile con incertezza tra il 1470-1474  o al 1483 è conservato nella Pinacoteca di Brera a Milano.