La Sinistra che insegna non imparerà mai, la lezione di Turati

La Sinistra che insegna non imparerà mai, la lezione di Turati

17 Ottobre 2022 1 Di Lidano Grassucci

Non insegnate ai bambiniNon insegnate la vostra moraleè così stanca e malataPotrebbe far maleForse una grave imprudenzaè lasciarli in balia di una falsa coscienza

Giorgio Gaber, non insegnate ai bambini

 

Se perdi, almeno per un poco, non dare lezioni. La sinistra italiana si pensa eticamente superiore. Ha dentro la cultura cattolica della conoscenza diretta di dio dei sacerdoti unici a poterla spiegare ai fedeli sempre affascinati da peccati ed eresie e l’idea leninista degli intellettuali unici conoscitori del percorso della storia incaricati di guidare il popolo.

Il nodo è gordiano, ma non c’è Alessandro Magno in grado di scioglierlo. Perché esiste in tutta Europa una sinistra che da queste due famiglie non ha preso nulla crescendo in se stessa dentro la tradizione laica della grande rivoluzione francese. Un sinistra che non si considera “meglio”, ma “utile”. Una sinistra che non aspira a perfezioni in paradiso o nella patria sovietica, ma a migliorare le condizioni su questa terra

Ondʼè che quando avrete fatto il Partito comunista, quando avrete – e non mi pare che ancora vi ci si avvii molto rapidamente – impiantato i Soviety in Italia, se vorrete fare qualche cosa che sia rivoluzionaria davvero, che rimanga come elemento di civiltà nuova,   voi sarete forzati, a vostro dispetto, ma dopo ci verrete, perché siete onesti, con convinzione, a percorrere completamente la nostra via, a percorrere la via dei socialtraditori, e questo lo dovrete fare perché questo è il socialismo che è solo immortale, che è solo quello che veramente rimane di vitale in tutte queste nostre beghe e diatribe.

FIlippo Turati, discorso al Congresso di Livorno

Queste parole sono profetiche, i soviet non ci sono, resta la presunzione di una presunta superiorità che non c’è mai stata. Esiste un tema esiziale fare cose utili per gli ultimi al fine di migliorare ora la loro condizione perché ora hanno fame, domani saranno “nel giusto” ma morti per fame.

La sinistra oggi vuole insegnare alla Destra, che ha vinto, a fare la sinistra. La critica perché non è quello che non può essere sinistra. Come se gli elettori non avessero votato nel libero arbitrio, ma sbagliato un quiz ad un concorso pubblico. Si è “incredibili”, poco credibili, se si contesta a chi non la pensa come noi di non pensarla come noi facendo del “nostro libero arbitrio” una sorta di tavola della legge.

La libertà in democrazia va garantita a chi la pensa diverso e non in esclusiva a chi la pensa uguale. Ma la cultura cattolica e quella comunista non hanno l’idea dell’altro, ma del peccatore, del traditore dell’eretico. Non danno giudizi politici ma morali.

Oggi quelle culture politiche sono inaridire: la Chiesa da dopo Paolo VI ha come orizzonte il mondo universale delle anime non l’Italia come cortile di casa del Vaticano (la Chiesa si è liberata di una dimensione stretta), l’utopia che pure ci ha coinvolti del paradiso in terra è diventata tragedia nella sua evidenza. Resta la strada socialdemocratica, socialtraditrice, mescevica, laburista di stare all’opposizione quando la libertà ci da questa sorte ma non come lezione per gli altri, ma come stimolo per noi.

La socialdemocrazia tedesca non contestava la legittimità dei governi della Merkel (anzi l’ha pure sostenuta), il Psoe non riteneva fuori regola il governo dei popolari (che pure qualche problema con i franchisti lo avevano), entrambe cercavano di costruire la vittoria successiva, ed hanno vinto. Sanno perdere i socialisti perchè non combattono il bene contro il male, ma per il meglio possibile.

A me non piace affatto la tecnocrazia di Macron, la sua egoistica visione del mondo, ma non lancio anatemi cerco un Mitterand che possa “fare più giusta la Francia” e questo avverrà.

Nel 1969 quando  Gaston Defferre, candidato socialista, prese il 5% dei voti in tanti gridavano al socialismo francese finito, poi c’è stato Mitterand. I socialisti perdono e vincono, solo che quando perdono non insegnano, quando vincono cambiano la vita delle persone.

Oggi il partito democratico in Italia parla dei limiti degli altri come se gli altri sono più brutti, si diventa più belli noi per esclusione. Ma è un modo per ribadire la centralità degli altri per usare gli altri come canone estetico e non vedere neanche la propria bellezza.

Ma per far questo bisognerebbe “revisionare” i limiti delle famiglie di origine. Dei cattolici non mi pronuncio non sono di quella famiglia, ma per gli ex comunisti la profezia di Turati a Livorno è esaustiva.