Francesco Prandi, il “Capitano” del “giro di Peppe”

Francesco Prandi, il “Capitano” del “giro di Peppe”

30 Ottobre 2022 3 Di Emilio Andreoli

All’Eur, sui quattro lati del Palazzo della Civiltà Italiana, detto anche Colosseo quadrato, capeggia una frase: “UN POPOLO DI POETI DI ARTISTI DI EROI DI SANTI DI PENSATORI DI SCIENZIATI DI NAVIGATORI DI TRANSMIGRATORI”. L’edificio, costruito negli anni trenta, e quella citazione mi hanno sempre affascinato. Pensando a Latina mi è venuto in mente un personaggio di cui spesso mi parlava il caro amico Umbertino Duprè: “Ti devo presentare il “Capitano”, è un mio carissimo amico dai tempi del giro di Peppe. Lui sì che è uomo di mondo, ha navigato su tutti i mari e ha scritto diversi libri. Vedrai, rimarrai affascinato dalle sue storie”. Purtroppo Umbertino se ne è andato poco più di un anno fa, però il “Capitano” l’ho rintracciato e ho mantenuto la promessa. Vi presento Francesco Prandi, navigatore, scrittore e professore.

 A Latina, di poeti, artisti, eroi, santi, e scienziati ne abbiamo. Di pensatori speriamo. Ma possiamo mai essere dei navigatori? Abbiamo il mare, ma ce ne accorgiamo a maggio per poi chiuderlo a settembre o, raramente, a ottobre. Solo qualche accanito pescatore lo frequenta tutto l’anno. Insomma il mare per noi è un optional. Eppure cercando bene qualche navigatore di lungo corso l’ho trovato, Massimo Porcelli, che è persino ammiraglio. Poi, grazie al caro amico Umbertino Duprè, scomparso qualche tempo fa, ho conosciuto Francesco Prandi.

Nella vita ho avuto la fortuna di viaggiare molto. Viaggi brevi, ma intensi. Oggi non viaggio quasi più, anche se con un click potrei arrivare in ogni parte del mondo, ma con Internet non puoi respirarne l’aria e conoscere la gente del luogo. Per questo motivo, quando incontro una persona che ha viaggiato, e ha avuto la possibilità di vivere in giro per il mondo, ascolto solennemente i racconti del suo vissuto.

Ricordate il film Borotalco con Carlo Verdone? In una scena cult il protagonista, per fare colpo su una ragazza dice: “Un bel giorno me ne andai a Genova perché avevo optato per il mare e là, mi imbarcai su un cargo battente bandiera liberiana”. Francesco Prandi lo fece veramente, ma il cargo era italiano.

Francesco Prandi a diciotto anni

Il Capitano Francesco Prandi

Francesco Prandi nasce nel castello di Sermoneta il 14 ottobre del 1943, ma non perché nobile: la sua famiglia si è rifugiata lì, per via della guerra. Suo padre Ideo è emiliano; ha un’impresa e costruisce strade nell’Agro Pontino. la madre, Valeria, è cisternese e ha vissuto da giovane nella torre di Fogliano a Rio Martino. È la nipote di Augusto Imperiali, il buttero divenuto più famoso al mondo per aver battuto Buffalo Bill. Francesco dopo le scuole inferiori si iscrive all’Istituto Nautico di Gaeta. Conseguito il diploma svolge il servizio di leva nella Marina Militare. Passati ventisei mesi si congeda con il grado di sergente.

A ventidue anni, per la prima volta, si imbarca come secondo ufficiale macchinista su un cargo di fosfati, battente bandiera italiana, diretto a Shangai, dove arriva il 1° ottobre del 1965. Per un anno gira il mondo e nell’inverno del 1966 torna a Latina, dove ha la famiglia e i suoi amici, tra questi Umbertino Duprè, Alberto Di Zazzo, Nando Cardelli, Giampiero Fanelli, Francesco Porzi, Antonio Vigliarolo… Navigare porta i suoi frutti, si guadagna molto bene. Così Francesco torna e compra tre macchine: un’auto americana, una spider Innocenti e una Cinquecento. Francesco ama divertirsi e la sera carica i suoi amici, che lo hanno soprannominato Capitano, e li porta a ballare al Circeo o a Roma.

Da sx Antonio Vigliarolo, Francesco Prandi e Umbertino Duprè

Tranne un paio di amici, nessuno ha disponibilità economiche, ma lui se lo può permettere e offre volentieri a tutti. Anche quella notte che decide di andare a prendere un caffè a Budapest. Nella primavera del 1966, si imbarca di nuovo, questa volta è una super petroliera della Chevron. Circumnavigano tutta l’Africa. Dopo nove mesi l’arrivo nel Golfo Persico, con sessanta gradi di temperatura. A Latina gli amici lo aspettano, sanno che più di un anno non resisterà senza di loro. Ed eccolo spuntare al giro di Peppe. Tutti curiosi di conoscere le sue avventure.

1966, mareggiata nel Nord Atlantico

Roma li aspetta nei locali più in voga degli anni sessanta: Piper, Number One, Scarabocchio. Però Francesco non pensa solo al divertimento. Si iscrive all’università e i libri li porta con se, in giro per tutti i mari. In navigazione, di tempo per studiare ne ha fin troppo. Nel 1969 viene promosso primo ufficiale macchinista e nel 1975 si laurea in Lingue e Letterature Straniere e Moderne, con centodieci e lode, a La Sapienza di Roma. Sono passati quasi dieci anni dal suo primo imbarco e la stanchezza di quei lunghi viaggi inizia a farsi sentire.

Forse è destino che debba fermarsi. Nel 1976 in una delle sue pause latinensi conosce una ragazza, Palmira, e con lei arriva l’amore. I due si sposano e avranno una figlia, Giada. Francesco inizia a insegnare inglese all’Istituto Vittorio Veneto. In seguito anche al liceo scientifico Majorana e al liceo classico Dante Alighieri. Anche se gli piace molto insegnare, sente dentro se quell’irrequietezza di chi è abituato a viaggiare per mare. Nell’estate del 1980 decide di imbarcarsi appena terminata la scuola. Palmira che è una donna comprensiva lo lascia andare. Salpa da Civitavecchia su un cargo diretto in Ecuador, per un grosso carico di banane Bonita.

Francesco Prandi con la figlia Giada

A settembre è di nuovo in classe con i suoi alunni. Farà così per tre anni. Poi Francesco continuerà a viaggiare, ma solo per piacere. Nel 1992, mentre è in vacanza in Giamaica, inizia a scrivere il suo primo libro: “Il mondo nelle mie mani” dove narra della sua giovinezza. Lo terminerà sull’isola di Ventotene. Sarà il primo di una lunga serie. Nel 1999 avverte il cambiamento che sta avvenendo nel mondo della scuola, e così decide di concludere la sua professione da insegnante. Ma non riesce a fare il pensionato. Acquista un camper e insieme alla moglie gira l’Europa.

Alcuni dei tanti libri scritti da Francesco Prandi

Il piacevole incontro con Francesco

Aveva ragione Umbertino, non potevo lasciarmi sfuggire un personaggio come Francesco. L’appuntamento è in un bar, non poteva essere altrimenti. Le persone che amano socializzare scelgono di stare in mezzo alla gente, pure solo per osservare.

La tua vita è stata un’avventura, hai girato il mondo. C’è qualche paese dove non sei stato?

“Le uniche che non ho visitato sono: la Nuova Caledonia, l’Australia e la Tasmania”

Se dico giro di Peppe, cosa ti viene in mente?

“Il ritorno a casa, l’amicizia, il divertimento e la giovinezza”

 Cosa dicevano i tuoi amici quando tornavi?

“Volevano sapere, erano curiosi del mondo. Io mi divertivo a raccontare, vedevo le loro facce sbigottite.. Quando andavo dal barbiere, da Valter Bulgarelli, in Piazza della Libertà, alcuni non mi credevano. Pensavano fossi uno sbruffone, e invece era tutto vero quello che raccontavo”

Un esempio?

“Dopo mesi di navigazione arrivammo in Indonesia. Ovviamente eravamo tutti uomini, e quando stai tutto quel tempo su una nave, appena sbarchi, la prima cosa che cerchi è una donna. Scendemmo che era sera. Fuori dal porto c’erano delle ragazze che ci abbordarono subito, sembrava tutto fin troppo facile. Il primo che si allontanò con una di loro lo sentimmo urlare “Questi sono maschi!”. Quelle ragazze erano tutte trans, e chi le aveva mai viste in Italia. Tornammo di corsa sulla nave”

Guadagnavi molto quando eri imbarcato?

“Guadagnavo tantissimo. Con quello che prendevo, per ogni viaggio, avrei potuto comprarmi un appartamento. Ma io spendevo tutto per divertirmi. Uscivo tutte le sere con gli amici e offrivo sempre io, dopo tanti mesi di navigazione per me era un piacere stare con loro. Poi sapevo che sarei ripartito e quindi cercavo di godermi al massimo quegli attimi. Prima di salpare, per caricarmi, ascoltavo sempre una canzone di Domenico Modugno intitolata L’avventura”

Hai smesso con quel lavoro perché ti eri stancato di quella vita o perché avevi trovato l’amore?

“Io credo che mia moglie mi abbia salvato, perché quando fai per troppo tempo quella vita c’è il fondato rischio di finire alcolizzato. E poi sono stato fortunato a incontrare Palmira, una donna molto comprensiva. Capiva al volo i miei stati d’animo e le mie irrequietezze. Mi lasciava salpare senza farmelo mai pesare. Putroppo è venuta a mancare nel 2013”

Hai scritto diversi libri, a quale ti senti più legato?

“Al primo, “Il mondo nelle mie mani”, perché rappresenta la mia sfrontata giovinezza”

Ora è in uscita la tua ultima fatica letteraria. Il titolo?

 “Il titolo è “Uomini che andavano per mare”, lo presenterò al Circolo Cittadino il 26 novembre”

Qualche rimpianto?

“Ne ho diversi. Ho fatto tante cose, ma avrei voluto farne anche molte altre. Una vita non basta mai”

Continui a viaggiare?

“Sempre, è la mia malattia. Quando sono qui, seguo mia figlia Giada nei suoi spettacoli teatrali”

 Concludiamo con l’amicizia

“Devi sapere che casa mia era un porto di mare. Da me venivano tutti i disperati, separati e persone problematiche. Li accoglievo perché quelle normali non mi hanno mai attratto. Loro erano i miei amici migliori. Però quello che mi manca di più è Umbertino Duprè, l’amico di una vita. Con lui quasi ogni sera ci vedevamo un film. Era la nostra comune passione”

Quelli che vanno per mare hanno sempre qualcosa da raccontare. Grazie Francesco.