Barbapapà ha lasciato il parco San Marco solo con le sue anatre

Barbapapà ha lasciato il parco San Marco solo con le sue anatre

10 Novembre 2022 0 Di Davide FacilePenna

Le città ed i luoghi esistono solo se qualcuno li abita e ci lavora. Le attività economiche sono profitto per i gestori (se vanno bene gli affari), ma servono anche a rendere vivi paesi e quartieri. Gli danno un’anima.
Arianna Cimini dal 2018, con tutta la sua coloratissima famiglia, ha dato anima al Parco San Marco con il Barbapapà.
Il Barbapapà era un chiosco al centro dell’area giochi dei bambini, ma è stato molto di più che una semplice attività commerciale .
Era luogo d’incontro di tutto un quartiere senza un centro. Una specie di piazza verde. Era pure e sopratutto un luogo magico per i bambini che erano più al sicuro lì, che a casa propria.
Padri, madri e nonni potevano lasciar scatenare i pargoli senza ansie, mentre si fiondavano sulle sedie di plastica azzurre, che facevano tanto Bar anni Ottanta.
“Signora che mi fà una birra media che il pupo s’è piazzato sull’altalena e non scende prima di due ore?” “ Aspetta che torna Arianna che non sò capace a spillare e ti faccio la schiuma” rispondeva la Cimini-madre, che ogni tanto sostituiva le figlie al bancone.
Poco male. L’attesa era sempre piacevole sotto gli ombrelloni del Barbapapà, tra un Spritz e quattro chiacchiere in libertà dal calcio alla geopolitica.
“ Hai sentito che a Londra Boris Johnson s’è dimesso” “ Ma che davvero? Non era Guardiola che allenava il City?”
Arianna non gestiva solo il chiosco, ma tutta l’area giochi, come fosse casa sua. Se qualcuno avesse voluto una prova plastica del concetto di gestione virtuosa del Bene Comune, la dimostrazione gliela avrebbe potuta fornire lei al Parco San Marco.
Ci avessi mai visto una cartaccia per terra o mi fossi mai infilato dentro una cacca di cane quando sono passato da quelle parti. Gli amici a quattro zampe non erano previsti, anche perchè hanno la loro area dedicata a poca distanza.
Questa zona era riservata ai bimbi che avevano un’adorazione per la Cimini che ti lasciava a bocca aperta. Arianna è una specie di Mary Poppins, ma in versione moderna, tatuata ed atletica.
Quando qualche bimbo utilizzava lo scivolo in modo inappropriato bastava un suo sguardo ed un no secco per riportare a più miti consigli il trasgressore.
Infatti i giochi stanno tutti ancora lì dopo quattro anni, luccicanti ed intatti. A tempo perso poi al Barbapapà si organizzavano pure feste, giornate sportive e presentazioni di libri.
Le Cimini’s hanno anche tentato di proporre serate di musica dal vivo. Tutto e sempre d’iniziativa loro e senza sforare mai le 23.00 con il chiasso.
Qualche giorno fa, però, Arianna ha dovuto alzare bandiera bianca, chiudendo definitivamente la saracinesca, con due anni d’anticipo rispetto alla scadenza della concessione comunale alla famiglia Cimini.
I costi di gestione, canone e bollette, alla fine sono stati insostenibili rispetto ai guadagni. E’ stata sicuramente sfortunata Arianna che è beccata, prima le chiusure della Pandemia e quest’anno una torrida estate che ha spinto, per tutto il periodo estivo, i pontini verso i più freschi chioschi del litorale. Però l’amministrazione locale nemmeno è stata tanto lungimirante con quel canone da 8.600 euro annui. Le obiezioni degli amministratori pubblici le conosciamo e sono, verosimilmente, legittime. Non si può ritoccare un canone prima di un nuovo bando, dicono.
Ma davvero non esisteva altra soluzione? Non lo so. Quello che sò che oggi il Parco San Marco è più triste e non bastano le anatre del laghetto a renderlo allegro.
Per quel che può valere dico grazie Arianna di averci provato. Speriamo che se non lei, qualcun altro voglia ridare, presto, un anima al Parco Giochi dei bambini di via Aprilia.