Suicidi in divisa, non parlarne è reato

Suicidi in divisa, non parlarne è reato

25 Novembre 2022 0 Di Davide FacilePenna

Incredibile a dirsi, ma nella nostra moderna Italia, esistono ancora temi scabrosi di cui si fa fatica a parlare o, meglio ancora, che si preferisce non sapere che esistano. Fatti rispetto ai quali le Istituzioni e l’Opinione Pubblica fanno come le Tre Scimmiette del Santuario di Toshogu “ non vedo, non ascolto, non parlo”.
Uno di questi scabrosi temi è il numero dei sucidi degli uomini e delle donne in divisa. Una strage che ha portato al paradosso che, mentre nel resto della popolazione il fenomeno è in diminuzione, tra le Divise è in aumento progressivo da un decennio.
Nei primi dieci mesi del 2022, secondo l’Osservatorio Suicidi in Divisa ,i suicidi acclarati sono già più di sessanta.
Un tasso di suicidi che è, ad oggi, superiore a quello della popolazione totale. Dovrebbe essere, invece, ben inferiore, dato che tra chi si suicida ci sono casistiche (malati terminali, persone affette da depressione, persone sole e senza occupazione) che non sono presenti tra gli appartenenti alle Forze dell’Ordine ed alle Forze Armate. Parliamo, probabilmente, della prima causa di morte tra il personale in servizio.
Gli uomini e le donne in divisa in Italia, muoiono di più per mano loro, che per mano di mafiosi ,criminali o in guerra.
Il condizionale è d’obbligo, perchè le amministazioni d’appartenenza, tranne qualche eccezione (le Forze dell’Ordine a carattere civile), non forniscono dati ufficiali alle associazioni ed alle organizzazioni sindacali. Forse, qualcuno teme talmente il danno d’immagine, da preferire che il problema rimanga sepolto sotto un tappeto di laconici messaggi che sembrano usciti dalle pagine del Comma 22 di Joseph Heller “morte autoprocurata per motivi sconosciuti”.
Il risultato è che, mentre nel mondo del lavoro è pacifico che uno dei fattori dei suicidi possa essere lo stress da lavoro, tra le Divise i motivi sono sempre personali o sconosciuti. Fortuna che qualcuno, coraggioso ed isolato, si sforza, ostinatamente, di parlarne.
Lo hanno fatto a Viterbo le associazioni S.I.A.M.O. ESERCITO e L’ALTRA META’ DELLA DIVISA, con il Convegno “NON PARLARNE E’ UN SUICIDIO” svolto all’interno del Palazzo della Provincia.
La scelta del luogo è anche significativa, perchè era residente a Vitorchiano Beniamino Presutti, protagonsista , in estate di uno dei casi più sconvolgenti. Lo scorso agosto il Maresciallo della GDF Beniamino Presutti, che aveva lavorato per tanti anni a Pistoia, ma, era stato appena trasferito a Viterbo, si suicidò con l’arma d’ordinanza.
Prima di uccidersi, Beniamino scrisse una mail, inviata a diverse testate giornalistiche della Tuscia, in cui collegava le ragioni del gesto alla situazione lavorativa.
Tutto da verificare ovviamente, perchè le ragioni sono complesse in questi casi e, spesso, concomitanti tra loro, ma il fatto rimane tragico e dirompente. Al Covegno erano presenti, tra gli altri, i rappresentanti del SILF del Lazio e della Toscana. Il SILF è uno dei sindacati maggiormente rappresentativi della GDF e conduce una battaglia senza tregua nel contrasto alla tragedia dei suicidi tra le Fiamme Gialle. Francesco De Luca, Segretario SILF Toscana, ha ricordato come proprio il SILF Toscana stia cercando di affermare il ruolo del sindacato e dei sindacalisti nella prevenzione al fenomeno in GDF “Il ruolo del sindacalista è l’anello di congiunzione tra chi manifesta disagi da stress da lavoro correlato e la parte datoriale.
Il nostro obiettivo è tutelare più possibile coloro che hanno bisogno di guarire da queste tipologie di disagio perché siamo convinti che il suicidio di un operatore delle ffpp sia un fallimento per tutta la comunità e auspichiamo che le istituzioni dimostrino maggiore sensibilità e dignità verso tutte le donne e uomini in uniforme, prescindendo dalla motivazione che ha portato la perdita delle vita di un ns collega “.
Al Convegno erano presenti,meritoriamente, i vertici delle Forze Armate locali, Dirigenti della Polizia ed il Prefetto, mentre sono mancati, benchè invitati, i vertici della GDF e dei CC. Avranno avuto impegni inderogabili per non esserci, anche perchè la Strategia dello Struzzo (nascondere la testa sotto la sabbia), oltre a non risolvere i problemi, poco s’adatterebbe al contegno della divisa.