Pasolini, la mostra che incontro e quel conservatore dell’umano odore di vita: il corpo poetico
30 Dicembre 2022In questo nostro Paese ci si radicalizza sempre tra ghibellini e guelfi, tra guelfi neri e guelfi bianchi. Sempre senza le sfumature, i distinguo, tutte le parti in causa armate di “scomunica” per il diverso, senza neanche pensare che ciascuno è diverso per l’altro che si pensa normale.
In questo giorni Roma, pulula di eventi, di mostre in ricordo di Pierpaolo Pasolini per il centenario della nascita. Mostre tante, visitatori forse meno ma. Entro nel Palazzo delle Esposizioni di via Nazionale, prendo la mostra di getto, senza la rete della preparazione, per sensazione. Mica è facile, non è affatto facile un “conservatore” che viene accusato di “estremismo”, di “immoralità” da chi ha una morale così a corto respiro che si conta col calendario.
Un intellettuale del mondo premoderno giudicato con canoni di una borghesia che pensava la lavanda come emancipazione, evoluzione, e arcaico ogni umano odore. Pasolini confonde: scrive contro l’aborto e i progressisti si fanno accusatori come lo erano i conservatori alla sua diversità nel piacere, critica gli stidenti e sceglie il torto dei poliziotti sconvolgendo quel manicheisno italiano che ha bisogno di guelfi e ghibellini.
Ma lui non è di quella partita, ma della vita contadina, arcaica, dove la guida non è civile, ma umana. Dove le regole non esistono perchè prima bisogna vivere.
Quella campagna profonda così eguale nella sua risorgenza nelle baracche della Roma in via di farsi capitalista, quella Roma controriformista che aveva sacche pagane che solo lì al primo banco della storia in ogni evidenza potevano celarsi quasi in trasparenza.
Il cristianesimo è rivisto non per dottrina, ma per vita, assimilato alla vita.

I giornali, le tv del consumo preparano le divise, non possono capire i costumi. Non possono vedere la bellezza oltre il bello della Callas con quel volto così greco da essere non una maschera, un personaggio nella tragedia ma una vita da farci ogni film, teatro, tragedia del mondo.
Pasolini è fuori da ogni possibilità, perchè ha dentro di se Medea, non racconta memorie ma presenti, tanti presenti affardellati. Il piacere non è conteplato nella società del prodotto, è peccato perchè non da profitto, la madre va cancellata nelle famiglie senza madri di madri, solo con procreatori.
Difficile, tanto, controverso di più. E’ vedere quello che era un’era dove non c’era altro che la vita e i ritmi erano nel tempo e non nelle 8 ore di lavoro, 8 di sonno e 8 di consumo.
Nelle baraccopoli, nelle cascine lontane e abbandonate due mondi distanti anni luce riproducevano la stessa luce e il tempo era come veniva.
Impressioni mie del tutto personali, ma se guardi dentro te e senti quella morsa contadina, quella esistenza buttara, forse nelle mille sfumature, in strade che non ci sono, senza giudizio alcuno, capisci una educazione che ha ucciso Emilio e al suo posto ci ha messo un uomo nuovo che non può neanche bestemmiare, ma soltanto e solo recitare il copione che gli anno scritto.
Pasolini? Cercava tra le nebbia un mondo che era contadino, dove uccidevano il maiale e facevano gran festa. mani con il sangue. Ora mangiano il prosciutto ignorando il maiale.
Palazzo delle Esposizioni, via Nazionale Roma
Il corpo poetico
dal 19 ottobre al 26 febbraio
E alla fine della mostra una piccola ciliegina: Ariete canta una nuova versione del Valzer della toppa di Gabriella Ferri. Un tocco di pontino anche qui e un mio saluto a Giovanni Del Giaccio, mio collega e sodale, da oltre 30 anni e papà di Ariete.


