Quando c’era il Calcio anche a Sermoneta

Quando c’era il Calcio anche a Sermoneta

8 Gennaio 2023 0 Di Davide FacilePenna

Le morti di tre calciatori famosi (Pelè, Mihajlovic e Vialli) nelle ultime settimane, mi hanno rattristato profondamene da appassionato del Dio Pallone quale sono.
Certo, è vero che il calcio contemporaneo è tante cose discutibili, ma, malgrado tutto, il football rimane passione, gioia di vivere ed appartenenza. Ogni Borgo o Comune d’Italia, anche il più piccolo e sperduto, ha la sua squadra di calcio, seguita da tifosi appassionati e devoti come e più di quelli delle squadre professionistiche maggiormente titolate.
Dappertutto, tranne che a Sermoneta. La Sermoneta Città d’Arte, la Sermoneta del Castello Caetani che sovrasta i Giardini di Ninfa, non ha una sua squadra di calcio. Da troppo tempo non esiste più il Sermoneta Calcio o, almeno, non esiste una squadra con questo nome che giochi sul territorio comunale.
Otto anni fa, l’allora ultimo Presidente, Antonio Aprile, spostò la sede della squadra a Latina e creò la Latina Scalo-Sermoneta, perché, secondo lo stesso Aprile, gli impianti sportivi comunali di via Le Prate erano inadeguati ad una squadra che aveva importanti ambizioni.
Non so se sia stato questo il motivo reale, ma che l’impianto di Le Prate sia, ancora, totalmente inadeguato è pacifico e basta farcisi un giro.
In questi anni si sono alternate due amministrazioni con relativi Sindaci ed assessori, ma al momento purtroppo, siamo sempre allo stesso punto, il punto morto.
Eppure non è stato sempre così, perché a Sermoneta il calcio c’era e la sua storia è stata, in piccolo, anche gloriosa. C’è stato, per tanti anni, il mitico Sermoneta Calcio, che fu la storica rappresentativa calcistica del Paese. Ad inizio anni Duemila, le squadre erano addirittura due e si arrivò a giocare pure un derby, perché venne creata anche la Borgate Riunite Sermoneta, che voleva rappresentare invece la valle ed aveva un settore giovanile di tutto rilievo.
Io ricordo soprattutto la US Sermoneta che, a metà anni Novanta, ottenne due promozioni di seguito, passando dalla Terza alla Prima Categoria. Se non erro nella stagione 93-94 fu l’unica squadra della Provincia a vincere il campionato
dilettanti del Lazio.
In quegli anni la squadra giocava al Camillo Caetani, il campo di calcio che porta lo stesso nome dell’ultimo discendente della famiglia di nobili che ha creato, nei secoli, la Sermoneta che oggi vediamo.
All’ingresso una targa “caddi giovane fiamma, tra i giovani resto” ne ricorda la morte in Guerra. Il Camillo Caetani, che adesso è usato come parcheggio per le auto dei turisti, sta alle porte del Centro Storico, in una conca naturale in mezzo alle colline. Da una parte lo sovrasta la città medievale con le Torri del Castello e dall’altra il Convento
San Francesco.
Se si scende, invece, verso valle ci si imbatte nella misteriosa e mistica Chiesa di Santa Maria delle Grazie e poi nei ruderi della più antica Santa Maria del Monte.
Pochi campi di calcio sono incastonati in mezzo a tanta storia e bellezza. Era la nostra piccola “Bombonera”, anche se il fazzoletto di gioco non era ricoperto dal verde della soffice erba ma dalla polvere della famigerata pozzolana.
Gli Ultras giallo-blu sedevano nelle gradinate che guardano a Ovest, mentre noi ragazzi squattrinati, rigorosamente non paganti, ci piazzavamo sulla collinetta dietro la porta che dà in direzione Giardino degli Aranci.
Stavamo stravaccati in mezzo agli ulivi secolari ed i calciatori li vedevamo come dal Terzo Anello di San Siro.

Il Presidente era Danilo Calvani, quello che sarebbe diventato, anni dopo, leader nazionale dei Forconi e, visti gli esiti di quell’impresa, meglio avrebbe fatto, a mio avviso, a continuare l’avventura nel Calcio. Una volta, durante un’intervista prima di uno scontro in trasferta contro una delle big del campionato, Danilone nostro rispose: “un pronostico secco? 1X tendenzialmente al due!”
Ci prese, perché vincemmo tre a zero. L’allenatore era l’occhialuto Massimo Chillemi che faceva giocare i nostri ragazzi con un 3- 5-2 che in realtà, in campo, si trasformava in uno spregiudicato 3-4-1-2,
Con quel modulo nel 2002 Felipe Scolari fece vincere al Brasile la loro quinta ed ultima Coppa del Mondo. Capace che, viste le origini italiane, Felipao sia passato dalle nostre parti ed abbia preso spunto da Mister Chillemi.
Nella squadra c’erano molti calciatori del posto e qualche “pezzo pesante” che arrivava dalle categorie superiori.
Tra questi spiccavano il trequartista dai piedi di velluto Roberto Petetta e lui, il più forte, il centrocampista col vizio del gol Ottavio Chittaro, che coi suoi lunghissimi capelli corvini pareva un Dio greco e svettava su tutti per classe ed imponenza fisica. Pare svettasse anche nei cuori delle tifose, ma questo è solo gossip.
In mezzo al campo c’era pure un certo Claudio Durigon che oggi, con qualche kilogrammo in più addosso, fa il Sottosegretario al Lavoro ed alle Politiche Sociali.
Sulla fascia sinistra invece, scorrazzava la mascotte del gruppo, il giovanissimo e riccioluto Giuliano Enrico (identico a Fausto Salsano, anche se lui si sente ancora erede di Baggio) che oggi è Segretario Provinciale della UGL Auto-Ferro-Tranvieri.
In attacco il bomber era un sermonetano doc, Luigi “Gigi” Piazza, uno magro e dinoccolato ma che, tranquillamente, arrivava a superare quota venti gol nella classifica dei marcatori. Ricordo un suo gol vittoria contro il Latina Scalo che mi aveva fatto venire in mente la rete di Pelè contro l’Italia nei Mondiali del 1970.
Cross di Lauro Milani dalla fascia, Piazza stacca di testa al centro dell’area di rigore e rimane in cielo un secondo in più del difensore. La palla finisce all’angolo alto della porta avversaria e pontini a casa.

 

PS Al Campo Sportivo Le Prate, da ottobre del 2022 ci si allena una delle squadre giovanili del Borgo Carso. Scusate ma non è la stessa cosa. Insegnavamo calcio al Brasile, ora ce lo vengono ad insegnare a noi i bimbi cispadani.