Utopia e Salvatore
28 Gennaio 2023
E sì, si ora vi racconto. O “conto” come diceva mia madre che faceva coincidere i conti con il raccontare la vita, e quindi narrare era ricchezza e non tristezza di malinconie. Iniziò per via delle facce, si delle facce dei miei amici, ciascuno la sua. Qualcuna lieve, qualcuna greve, ma facce vere e facce di chi aveva solo bisogno dell’unica bellezza che non avevamo, il lusso di sognare.
E il sogno iniziò davanti alla faccia di Salvatore, faccia dura, faccia da geografia dove i confini erano la polvere e il mare il sudore della corsa da perderci il fiato. Sulla faccia anche il Catai e l’Antartide poco lontano.
Gli dissi: ma se…
Lui serio: se di che
Se una fonte d’acqua fresca ti togliesse polvere e fatica, se una ragazza bella da morirci dietro ti desse un asciugamano morbido come la carezza del primo mattino. Se lei ti guardasse umano e non come il padrone guarda al cane. Se io e te, noi due, cominciassimo a correre a piedi nudi come ora ma senza i sassi, senza i vetri, ma con un tappeto che Aladino ci va volare sul destino. Se, amico mio, fossimo diversi e lontano da qua…
Sei matto, sei matto, io non ho più fiato e voglio riposare
Le “grida” del martello all’incudine, il vapore del ferro per freddare il calore della forgia, e il sudore di muli rassegnati a non essere mai arabi alla corsa, e l’aria di odori di vita. Questo era qua
Sono matto? Ma pensa se ora fosse musica, come alla banda fiati e ottoni, poi attacca la voce piena, poi l’acuto e il pensiero si fa rima e infinito e va, e va, va
Confermo, sei matto e parli a vanvera
No, e che ho conosciuto una donna
Una donna? Ma che dici, chi parla con te, con me, con noi che contiamo i sassi e anche i sassi contano più di noi
Sì, te la presenterò è misteriosa, fascinosa, ma mi popola i sogni, mi riempie i giorni, assassina di fatica, feroce contro il destino così segnato che lo segna nuovo
Sei matto, respira, respira sembri invaghito, sembri un morto che non risorge
Sembro quel che sono, l’uomo che sa di lei isola che raggiungerò, giuro che raggiungerò, lo giuro a te e lo prometto a me
Ma mi ci porti?
Ci stiamo già andando, pensa all’acqua che ti toglie la geografia che ti fa vecchio il volto e torna la tua faccia, siamo poco più che bambini, pensa sentirsi vivi
Non stai bene
No, no sto bene ho un’ utopia
Ti avevo detto di non andartene via, e lascia gli scritti fitti dei libri. Dai corriamo, non sono stanco, ho respirato, corriamo da qui a lì e poi torniamo, poi ci chiameranno e domani torniamo
Dai corriamo ma non da qui a lì, e poi non torniamo, corriamo a pensarci cavalieri e eroi, poi di prendere il castello, poi di dire al Re guarda che stavamo morendo per te poi Ginevra, e per Ginevra vivremo, per te non morremo, ma per noi, per noi e Ginevra.
Sei matto, matto da morire ma in fondo se è per correre vengo con te poi Ginevra l’ho vista ha le lentiggini e mi guarda strano, mi fa paura ma domani gli chiedo se ti viene a sentire e quando dici, mentre dici, sta roba gli chiedo la mano
Va bene, andiamo però faremo così
Utopia, non mi lasciò più che corro, corro per raggiungerla che sta sempre poco piu’ in la. E… Salvatore, quando ci vediamo mi dice sempre “andiamo insieme ancora un poco, dai…”. La ragazza, quella delle lentiggini gli disse sì, e io continuai da solo, ma se arrivo, giuro, lo invito Salvatore.


