Maxiprocesso, l’aula bunker aveva “un’anima” Latina
22 Marzo 2023I fatti umani hanno, spesso, intrecci singolari e poco comprensibili, che collegano luoghi e vicende lontanissime e mettono insieme la Storia con la “S” maiuscola con le storie più piccole, le nostre storie personali o locali.
Uno di questi strampalati intrecci collega il MaxiProcesso contro Cosa Nostra e Latina, anzi collega la famosa Aula Bunker dell’Ucciardone alla Provincia di Latina.
L’ho scoperto, per caso, guardando una trasmissione televisiva “Caro Marziano” (su Rai- Play è ancora disponibile), che ripercorre alcuni aspetti di quel Processo e della costrizione dell’Aula Bunker.
La storia giudiziaria la conoscevo, come tutti, in modo abbastanza approfondito. Il Maxiprocesso di Palermo è stato lo storico e primo processo contro Cosa Nostra che portò alla condanna di 346 imputati e mise alla sbarra, per la prima volta, l’intera organizzazione mafiosa.
Si trattò di un incredibile e, per molti versi, inaspettato, successo della Stato contro la Criminalità Organizzata.
Non meno incredibile fu al storia della costruzione dell’Aula Bunker, in cui il Maxi-Processo si tenne, dal febbraio del 1986 al dicembre 1987.
L’ha raccontata a PIF, il conduttore di Caro Marziano, lo stesso che la progettò, l’architetto romano, Francesco Martuscelli.
Se quello del processo fu un sorprendente successo dello Stato, quello della costruzione della struttura, oggi intitolata a Falcone e Borsellino, fu proprio un miracolo (se paragonato alle tempistiche dei lavori pubblici in Italia). L’Astronave Verde (la chiamavano così per il colore interno) è sia una prodigio di sicurezza, che un una fantastica struttura d’udienza.
Venne edificata all’interno del carcere dell’Ucciardone di Palermo e fu provvista di avveniristici (per il periodo) sistemi di sicurezza per evitare attentati e fughe; il soffitto pare sia in grado di resistere addirittura ad attacchi aerei.
All’interno, invece, l’enorme struttura ottagonale, consentì che tutti gli imputati, chiusi in enormi gabbie, potessero assistere al processo, vedendo la Corte, che contestualmente, poteva guardare, negli occhi, imputati e collaboratori di giustizia. Sopra le gabbie c’erano, invece, le postazioni riservate alla Stampa.
Questa meraviglia di architettura e ingegneria venne tirata su in soli sei mesi ed è, ancora, totalmente funzionante.
Il progettista ha raccontato che il momento di maggiore difficoltà fu, però, all’inizio dei lavori.
L’unica soluzione tecnica che permettesse di rispettare i tempi, brevi, richiesti, era quella di iniziare i lavori montando una gigantesca struttura prefabbricata; “una copertura metallica” composta da enormi travi di ferro.
La Grassetto Costruzioni di Padova, che vinse l’appalto, cercò in Italia ed all’Estero un produttore di carpenterie metalliche che fornisse le gigantesche travi di cui si aveva bisogno, ma non trovò nessuno che potesse rispondere, per tempo, ad una richiesta così complessa.
La soluzione, italianissima e geniale, fu quella che vide coinvolta Latina. La Grassetto aveva, in Provincia di Latina, uno stabilimento industriale che produceva le “travi di precompresso” con cui si facevano, allora, i viadotti stradali.
Smontarono lo stabilimento di Latina e lo rimontarono a Palermo dove costruirono, sul posto, le travi, che fornirono l’anima metallica all’Aula Bunker.
Le travi non sono visibili perché coperte dal controsoffitto, tranne una, circolare, che sorregge la semi-colonna con due porte, che sta dietro al palco giudicante; praticamente sovrasta il luogo da cui entrava la Corte.
Purtroppo, per quello che ho capito, facendo una sommaria ricerca su Internet, la Grassetto Costruzioni, sembra sia in liquidazione da tanti anni.
Sarebbe stato bello, se avessero avuto un archivio, recuperare immagini o informazioni (magari su chi ci lavorò) per completare questo incredibile racconto.


