Aspettando il verdetto delle primarie
2 Aprile 2023Un po’ di vita nel cuore di Latina, era tempo che non se ne vedeva. Da prima del lock down, da prima della crisi del 2009, da tempo.
Sono le sette di pomeriggio ed è ancora giorno. Davanti alla Stoà ci stanno proprio tutti.
Il gotha del PD è al completo, tra vecchie e nuove glorie: Domenico Di Resta, Claudio Moscardelli, Salvatore La Penna, Omar Sarubbo e soprattutto Daniela Fiore, la candidata sindaco che via, inutile girarci intorno, ha i numeri, intesi in questa occasione in senso matematico, molto più alti di Coletta e Cosignani. 
Coletta sta appena dentro, da solo, almeno quando passo io. Lo sostengono due liste, quel che resta del trionfo che fu in una sera di giugno del 2016. Sinceramente un po’ pochino. 
Poi c’è Filippo Cosignani. Mi aveva telefonato qualche settimana fa, che dici se mi candido alle primarie. Ammetto di non aver afferrato il senso e di aver rigirato la questione a Lidano Grassucci. Che ha letto quella che per me era una battuta come un’opera dadaista. Ma Lidano e Filippo nel ’77 stavano al G.B. Grassi (oggi tutti dicono Liceo Grassi, anche allora era un liceo, ma si diceva Gibbì Grassi) e c’è qualcosa che collega i loro pensieri che a me sfugge.
Ed effettivamente l’ingresso di Filippo nelle primarie del centro sinistra ha scosso tutti da quel torpore post covid che si fatica ad abbandonare. 
Siamo una città molto più gradevole di quanto si possa immaginare. Tre candidati sindaci a due metri di distanza con i relativi supporter nei paraggi e non vola neanche un insulto, un’occhiataccia, uno sberleffo. Niente di niente, stanno lì che ricordano i tassisti alla stazione, che devono rispettare la fila. Attendiamo con loro.


