Concorso internazionale di fotografia e una foto che rimane a me

Concorso internazionale di fotografia e una foto che rimane a me

2 Aprile 2023 0 Di Lidano Grassucci

FOTO: Mitologica bellezza, Veronica Bianchi (Marcellina, RM)

 

Un gruppo di amici mi ha coinvolto nel concorso internazionale di fotografia città di Latina, inizierà tra qualche giorno. All’inizio dell’avventura mi sono chiesto: ma io che ho a che fare con la fotografia. Il lavoro è quasi concluso, lungo un  anno questo tentare di fare. Ho fatto quel che potevo col poco che so e meno so fare.

Oggi iniziano, per quelli come me educati alle loro radici, giorni strani. Giorni di strappi e cuciture, giorni di vie dolorose, giorni di tradimenti, giorni…

E per quelli che l’ebbero odiato
nel getzemani pianse l’addio
come per chi l’adorò come Dio
che gli disse sia sempre lodato,
per chi gli portò in dono alla fine
una lacrima o una treccia di spine,
accettando ad estremo saluto
la preghiera l’insulto e lo sputo

Fabrizio De Andrè, Si chiamava Gesù

Capite di cosa parlo e scorrendo le foto del concorso ne trovo una, tutte bellissime, tutte nella luce di chi guarda la bellezza con la saggezza della vita sua, ma io cerco sempre le cose che mi hanno fatto l’imperfetto uomo che sono

C’è una madre nel bagnasciuga, delimita con le mani il ventre, guarda con gli occhi le mani che fanno da guardia al ventre e… ogni vostra madre, mia madre, la madre del nazareno, la madre dell’orco, la madre del santo, la madre di chi vola come fanno i palloncini delle giostre, di chi si rantola a terra.

Un ragazzo passa e grida, urla, parla alla luna, al niente, al suo profondo ma non ha niente da dire. Eppure quella dona così dolce, così delicata lo ha amato, lo ha portato.

Nella foto la donna è in ginocchio sull’acqua del mare che fa le bolle, la risacca strisce e io mi fermo ad ammirare. Dall’acqua il volto che conosco di amare, quasi la mano mi va sullo schermo, le chiamano emozioni, belle emozioni.

L’umanità, la bellezza e il mito… tutto qui: umana la madre, bella la donna, e il mito è quel bimbo

Camminavo lungo le navate di chiese che parevano muri offesi da archi, ed eccola azzurra come il cielo ed è tutto qui, nulla oltre qui. Nonna prendeva una candela me la metteva in mano, guidava la mia incertezza sulla fiamma e lo stoppino si “dipingeva” di luce chiara e tremula sul volto. La mia prima fotografia

“Non aver paura, figlio”. La luce del cielo così uguale al fuoco della morte e non aver paura è ardita prova a farsi uomo.

Maria, mar di dolcezza,
I vostri occhi pietosi,
Materni ed amorosi
A noi volgete.

Noi miseri accogliete
Nel vostro santo velo,
Il vostro figlio in celo
A noi mostrate.

Dio vi salvi Regina, Inno corso

Così una impressione davanti ad una foto, poi dicono che l’arte sia come un inutile destino, è come acqua quando hai sete e di bruttezza si muore

Dimenticavo, dopo tre giorni è risorto

RINGRAZIO:

Ringrazio Alfredo Loffredo che mi “adottò” quasi 40 anni fa e da allora mi tiene nel suo affetto per queste parole che scrivo giocando alla vita e le parole non sono materiale meno dolorose delle bombe per chi le tratta. Ho conosciuto Bruno Bulgarelli, che è un signore di tempi che correvano, alto modello Piave, che non teme e non fa temere, le acque di un torrente sono limpide e non nascoste nello stagno. Poi Franco Mansutti che non ho da dire, che non si può dire e lui sa capire. Antonio Rampini, mio direttore in Camera di Commercio che quasi era aprire la finestra,  Anna De Donato puntuale fino allo scrupolo, attenta in mille scuole formata che mi ha detto del rigore. Roberto Cecere che ci crede e il cuore spinge avanti fino alla nuova idea che speriamo faremo. Poi c’è Sandro Catani sindaco a forma di sindaco ed ho detto tutto, per Mario Tortorelli mi basta il passato.

Tengo per ultimo, ma perché lo conosco bene e so ancor più bene che in fondo gli fa piacere ringrazio  Alfredo De Santis che sarebbe un lord inglese se non fosse un nobile di quella terra che sei signore quando sei signore che è la Campania.

A Tonino Mirabella lo sa bene che abbiam fatto, facciamo e faremo cose belle e ti pare che non è moda. Ciao Marianna Lanza, scusa il mio carattere che è così bislacco che anche io me ne dispiaccio, ma in fondo sono un vecchio signore a cui si può perdonare qualche carattere da fermare. A dimenticavo Sandro Panigutti, lui a parte invertite non garantisco medesimo saluto, ma sono pur sempre 17 anni nella stessa scrivania e così sia.