Concorso internazionale di fotografia: ciò che scorre nelle vene

Concorso internazionale di fotografia: ciò che scorre nelle vene

8 Aprile 2023 0 Di Lidano Grassucci

FOTO: Ciò che scorre nelle vene, Nias Zavatta (Ravenna)

Ecco la bambina con lustrini di secoli, eccola la madre in ombra. Oggi e domani, ieri diventa un ornamento. Ha gli occhi grandi la bambina come le bambine, nessuna esclusa, in questa terra.

Quando ci fecero della materia delle stelle non per nasconderci ma per rispondere di luce alla luce del cielo. Ma c’è sempre chi spegne la luce, chi ci vorrebbe uguali alle talpe per non dover spiegare la luce che non conosce.

Una bimba dentro la pancia di un’asia dove la gente corre, dove la seta viaggia a passo di cammello, dove i colori sono senza eguali e sempre diversi dal diverso che pure pareva tutto.

Dicono che i libri no, che la bellezza fa male. Come se corpo di madre non fosse vita ma terribile niente e loro con la loro vita brutta hanno avuto il bisogno di un amore lungo l’amare, lungo il gestare, urlando il nascere.

Eccola la bambina che birichina esce eguale curiosa al mondo in cime ai ghiacci del mondo, nelle città piene d’acqua dei romani e nel deserto dell’Afghanistan.

Il sangue, rosso, rosso come un’automobile che si fa puntino, rumore e già è oltre l’orizzonte a scoprire un’altra corsa.

La bambina guarda dal basso verso l’alto, la mamma dall’alto verso lei. La bambina si sta per alzare e sarà una ballerina, una guidatrice di astronavi, ma sarà prima quello che non non possiamo creare con quella magia che chiamiamo tecnologia: sarà donna, come quella madre che adesso la guarda ed era stata guardata solo poco tempo fa.

Guardatela quella vivida domanda di vita e poi se vi capita guardate l’odio di chi indegna il bene della morte.

Una fotografia è un grido, ferma la normalità delle cose e per gli uomini non c’è altra cosa che di madre in figlia, di madre e domande. La risposta? Una bimba dea della vita prossima.