Concorso internazionale di fotografia “città di Latina”: il bilancio malgrado me
29 Aprile 2023DEDICATO: A Francesco Mansutti
In una piccola comunità umana la corsa ha l’affanno sempre, ma capitano cose che tolgono il respiro. Dicono che esiste la speranza, dico che a volte è difficile.
200 fotografi, decine di allievi ai corsi di fotografia svolti in vari posti della città e non solo: Giardini di Ninfa, Oxer, Museo della Bonifica, Museo Cambellotti, Circolo Cittadino, aula magna Liceo Manzoni.
Una mostra con 41 opere fotografiche, la mostra dei giovani fotografi del Mozambico, mostra di Daniele Nannuzzi sulla luce nel teatro, lezione di Daniela Nicolini sulla foto nella maternità.
Un catalogo, il museo civico Cambellotti rispetto e aggraziato da un allestimento da archistar di Alessandro Catani.
Confesso, ho avuto paura. Pensavo che fosse cosa troppo grande o, altrimenti, che divenisse troppo piccola.
1200 persone hanno attraversato la porta del museo per vedere le foto, assistere agli eventi. Una comunità grande come quella di un paese come Bassiano. Tanti ragazzi, scuole come il Liceo Artistico Buonarroti, il Liceo Musicale Manzoni, il Vittorio Veneto.
E’ finito e dico che non so ancora se ne è valsa la pena, ma certo guardavo chi guardava le foto con occhi grandi e chi le commentava e chi le criticava e pensavo “Ecco ci siamo riusciti”. Abbiamo fatto parlare di noi nella bellezza, nel mito, dentro l’esperienza umana, nell’umanità.
Confesso il tema è contributo di Alessandro Panigutti e questo va riconosciuto, poi va vissuto.
UMANITA’
Beh, l’ho sentita tra noi tra noi dell’associazione che ci siamo fatti comunità, che è una umanità che riconosce dell’umano il bisogno dell’altro umano e pensa un insieme che prima era solitudine, impotenza, assenza. Celo dietro tanto rumore il mio silenzio, la mia riservatezza, l’impermeabilità al mondo affollato, ma qui ho trovato un gruppo che era una umanità cosi bislacca da “creare” una cosa che non c’è. Un miracolo.
Bruno Bulgarelli, Alessandro Catani, Roberto Cecere, Anna De Donato, Alfredo De Santis, Alfredo Loffredo, Franco Mansutti, Antonio Rampini, Mario Tortorelli e, immodestamente, io siamo quelli che ci hanno provato pensando a Latina non come posto, ma come madre. Latina Mater è il nome che abbiamo dato al nostro sodalizio, come alla Madre altissima si dedicavano le confraternita della pietà, noi lo vogliamo essere del sapere.
Umanità delle persone intorno a noi, umanità dei fotografi che da uomini hanno guardato il mondo.
Umani sono stati gli uomini e le donne della giuria (Daniele Nannuzzi (presidente), Donatella Nicolini, Tonino Mirabella, Fabio Mirulla, Alessandra Mauro, Renato Mammuccari, Ilaria A.De Pascalis) che incontrandosi di persona al Museo hanno sorriso tra loro guardandosi veri davvero e prima tutto era stato “diretto” da quella magia che è la tecnologia, ma abbiamo bisogno anche di vero.
L’umanità era… consentitemi di salutare la gente del museo e salutare Sergio Mancini che ha fatto le sue ultime guide dentro la nostra mostra prima della pensione, la direttrice Antonia Lo Rillo che forse abbiamo assillato troppo da neofiti che eravamo e siamo. Saluto loro per tutti. Maria Corsetti che se la chiamo viene che ha presentato che ha commesso l’errore di avermi per amico rimettendoci in reputazione.
Umanità di quei ragazzi dagli occhi grandi talentuosi per età. Saluto i professori, che l’ho fatto anche io finiscono per innamorarsi così dei ragazzi da non crescere mai: Massimiliano Lanzidei, Ernesto Tretola, Francesca Scifoni, Nathasca del Prete, Riccardo Bellelli. Saluto le dirigenti scolastiche Paola Di Veroli, Anna Rita Leone, Marina Rossi. L’umanità della scuola che ti accoglie per un poco e non ti lascia mai.
Umanità di gente che è venuta qua, umanità in questo tempo dove c’è un metaverso, una realtà aumentata, una intelligenza artificiale, ma stiamo perdendo
Noi sappiamo tutto del motore
Questo lucente motore del futuro.
Ma non riusciamo a disegnare il cuore
Di quel giovane uomo del futuro.
Non sappiamo niente del ragazzo
Fermo sull’uscio ad aspettare
Lucio Dalla, Il motore del 2000
Donatella Nicolini davanti a una classe stupita fotografa donne incinta, guardo da lontano. Cerco di capire. Dio mio ho incontrato in questa avventura l’umanità di domani nel miracolo di chi sta per venire e arriverà urlando, ma ora è solo come un delicato fiore che non vuole sbocciare ricordo di un sentito amore.
quindi, se ci penso
BELLEZZA
Questa è la bellezza l’umanità che si cimenta e ho ritrovato quella lezione d’amore che tenne mia nonna nella chiesa vicino casa. Era in salita e salendo scale tante, ogni gradino una stazione e le “fotografie” di una via crucis. Poi il portone aperto e gigante, la copertina del libro, e le pagine erano sante, angeli, madonne, e crocifissi con il volto del dolore e la luce veniva dal cielo e pregava ogni ora un santo che era buio l’ora prima, poi la sera le candele facevano ogni storia tremare. Sono tornato a leggere le figure, a seguire la luce del sole. Vi par poco.
MITO
Beh, questo l’ho visto dentro questi sogni fermati, bloccati che erano uno spirito che sta tra le foto come la femminella tra i miei vicoli che… meglio scappare che mi viene a pigliare e corro di foto in foto, di scatto in scatto, per trovare quello in cui ho perso l’ultimo sognare e lo ritrovo nel prossimo buon affare con il dormire.
Ora vi lascio, ho detto la mia. Dimenticavo: grazie Alfredo Loffredo, grazie che ti fidi di me, che ti affidi e spero di aver fatto come pensavi, saluto Marianna Lanza che ha fatto da motore ad ogni cosa.
Ho trovato un amico in Bruno Bulgarelli ed è una fortuna, come lo è Alfredo De Santis “abate” del circolo cittadino.
Insomma, avrete capito, ci sono riusciti malgrado me e talvolta mi hanno anche costretto a lavorare. Grazie


