Latina che non guarda il mondo ma si chiude a tondo

Latina che non guarda il mondo ma si chiude a tondo

1 Maggio 2023 1 Di Lidano Grassucci

Il porcellino di Sant’Antonio (Armadillidium vulgare ) è un insetto che si difende chiudendosi in se stesso a formare una pallina, fa questo è spera nella clemenza del mondo, altro non può fare.

 

Ora come allora, il mondo intorno cambia ma qui no. Un mio amico, Cesare Bruni, dice “ma se qui i romani, che hanno costruito in tutto il mondo, non ci hanno costruito una ragione di sarà”.

E’ la palude che abbiamo dentro che ci esclude da seguire il tempo e ci ferma in un indefinito sempre. Il mondo corre e noi lo guardiamo pensandolo come era stato e qui lo vorremmo sempre nel medesimo stato.

Daniela Fiore dice:  è necessario mettere Latina al centro di una rete per il turismo esperienziale che sia in grado di integrare i cammini turistici, la fruizione del Parco nazionale del Circeo, le straordinarie risorse naturalistiche, paesaggistiche e architettoniche rappresentate dall’oasi di Ninfa, dal litorale, dai Monti Lepini e dalle città del razionalismo.

Voci diverse della medesima città, ma voci che intuiscono bisogni che prima non c’erano, vita che prima non era contemplata perchè un’altra era la strada.

Un tempo si abbattevano gli alberi per fare i palazzi

Là dove c’era l’erba ora c’è
una città,
e quella casa
in mezzo al verde ormai,
dove sarà?

Adriano Celentano, il ragazzo della via Gluck 1966

Ora si piantano gli alberi sui palazzi, si fanno giardini sugli stabilimenti industriali. Oggi non si pensa più ad essere grossi ma ad essere grandi. I palazzi che hanno sostituito il verde in via Gluck ora sono vuoti, non ci sono umani da metterci dentro e forse servirebbe il prato, gli alberi e la fantasia di farceli.

Noi, qui a Latina, ci sentiamo esenti dal mondo. Il mondo ora si è fatto gentile, non la ruspa che spacca ogni cosa ma il laser che cambia ove serve, farmaci intelligenti che sanno distinguere tra bene e male.

La chemioterapia nasce da un incidente: nel porto di Bari durante la guerra viene colpita una nave piena di iprite un gas tossico, muoiono in tanti ma due medici americani  Louis Goodman e Alfred Gilman scoprono che i soldati sottoposti ai fumi di quell’incendio hanno conseguenze sul midollo spinale che potrebbero fermare il cancro. Inventarono la chemioterapia, ma colpiva il bene e il male e faceva anche male per tentare di fare bene.

Oggi siamo non alla chemio uguale per tutti ma a farmaci intelligenti capaci di separare il grano dal loglio: di far male al male e bene al bene. Ma qui a Latina no, qui si sta ancora come si stava e si pensa che domani sarà ancora la replica di ieri invece è un nuovo film, un film inedito.

A Sezze c’è un artigiano finissimo, Franco Vitelli, lavora le pietre al modello dei cosmateschi, quelli delle cattedrali, delle basiliche. Ma lui mica vuol fare basiliche, ma far restare vive quelle che ci sono. Fa cose di cui si deve aver memoria, ma non replica continua.

Latina non deve diventare grossa ma grande, Latina non deve fermare il tempo ma avere l’idrovora delle idee che sputano via l’acqua ferma e fanno giardino nella terra che resta.

Latina ha bisogno di un piano verde, di un piano di piantumazione degli alberi, di prati, di roseti e non di opifici, ha bisogno di campi di grano, di ippovie, di orti botanici. Ha bisogno di Ninfa e meno di Mazzocchio. Ha bisogno di riaprire l’orto botanico di Fogliano meno di un nuovo centro commerciale.

Ve la immaginate una provincia dove si entra dal filetto di Sbardella, si passa per Ninfa, si segue quel fiume tra campi di girasoli, kiwi e grano, poi a Latina con i parchi nella citta, fino a Fogliano tra bufale e lago e un orto dove vedi le piante del mondo, la duna e il mare

E il vecchio diceva, guardando lontano,

Immagina questo coperto di grano,
Immagina i frutti, immagina i fiori
E pensa alle voci e pensa ai colori.
E in questa pianura fin dove si perde
Crescevano gli alberi e tutto era verde,
Cadeva la pioggia, segnavano i soli
Il ritmo dell’uomo e delle stagioni.

Il bimbo ristette, lo sguardo era triste,
Gli occhi guardavano cose mai viste,
E poi disse al vecchio con voce sognante
“Mi piaccion le fiabe, raccontane altre.”

Francesco Guccini, Il vecchio ed il bambino

Sarebbe bello sentire raccontare fiabe che finiscono sempre con … e vissero felici e contenti.

 

Nella foto: il giardino del Lingotto a Torino, il più grande giardino pensile d’Europa (era una pista per auto)