Latina la fine dell’architettura e guardate la piazza di Priverno
7 Maggio 2023In questi giorni a Latina discutono sulla loro bellezza, si sentono patrimonio dell’umanità. Passano potenti lontani che spiegano che addirittura qui “muore l’architettura”. Io amo Latina, è città comodissima, è città di possibilità, ma la bellezza è altra cosa. Incrocio su Fb una foto di Fabio Martellucci che ritrae la piazza di Priverno, mi chiamo Lidano e da setino capite bene quanto mi rode, ma è bellissima. La pubblico per dare una idea estetica ad un dibattito che è parole al vento. In Italia la bellezza non è passata per caso, ha indugiato dalla preistoria ai giorni nostri: dalle incisioni rupestri della Valcamonica al bosco verticale di Stefano Boeri, a Renzo Piano.
Eccola la bellezza, non è possibile una cosa uguale. Guardate le proporzioni, la grazia delle altezze, l’arditezza della scala, il piano dove la gente si incontra le facciate che si guardano, ti guardano, ti avvolgono, ti proteggono. Potere civile, potere religioso e popolo. E’ un manifesto collettivo dove non c’è regia, ma bisogno di bellezza. A Latina c’era la regia, non c’era il popolo, e serviva potenza non bellezza. Il sottosegretario Vittorio Sgarbi in fugace visita la spara enorme: “col razionalismo finisce l’architettura” e quindi Latina è l’ultima estetica. Vuoi mettere Oriolo Frezzotti con Renzo Piano? L’Opera balilla di Latina con il Centro Pompidou a Parigi.
Magari girare un poco perchè non è da meno la piazza di Roccagorga, le sipportica di Cori, le abazie che da qui vanno per tutto il Lazio meridionale a cavallo tra le terre dei Papi e quelle dei Re di Sicilia: Fossanova dove pensava Dio San Tommaso, Valvisciolo.
C’è il mio amico Eros Ciotti da Roccagorga che dice di vedere dietro la Gioconda le paludi nostre e lo dimostra con scienza e fantasia, non so se ha ragione ma so che i progetti delle bonifiche pontine, con la rete dei canali che c’è ora, sono esposti nelle carte geografiche di Leonardo da Vinci che ornano i lunghi corridoi del Museo della Scienza e della Tecnica di Milano

La storia non ha mai un inizio come le arti degli uomini non hanno fine fino a quando saremo come umani in questa terra. Vi ho citato un poco di bellezza perchè Latina ha un centro storico naturale, i paesi che le fanno da corona e lei deve svolgere non un ruolo estetico ma economico, sociale e di speranza altro la solo offende.
E non sapete quanto mi è costata questa elegia di Priverno, ma lo giusto è giusto.



Caro Lidano, hai relazionato una bellezza (dell’arte) che forse nemmeno poteva Sgarbi (il grande), ma tu nel tuo piccolo sei riuscito a cogliere la luce dell’arte come una luce assoluta come è effettivamente. Grazie anche a Fabio che conosco e che in quella piazza c’è nato e cresciuto, e quindi meglio di lui non potevano altri a immortalare questa armonia. Mi ricordo un aneddoto di quella piazza, avevo 16 – 17 anni e venne a cantare in questa piazza Lucio Dalla e disse apertamente prima di cominciare che era rimasto incantato della sua bellezza. La esaltata anche il cantante Ermal Meta con la canzone “piccola anima” ma i monti Lepini, come hai dichiarato anche tu ha anche altri gioielli nei piccoli borghi che hai menzionato. Grazie da parte mia, per il concetto di bellezza che hai espresso.
Sono Lino e vivo a Latina da più di trent’anni.Sono della provincia di Napoli. Credo che a Latina si siano sprecate molte occasioni. Credo che Latina poteva continuare ad essere una bella città. Invece la si è stravolta completamente, facendole perdere la sua originaria architettura e nel perdere questa sua originalità, ha perso molto, secondo me, del suo carattere. Va bene che debba svolgere un ruolo economico e sociale, ma si poteva continuare nella direzione dell’architettura originaria. Forse oltre che a rinsaldare un territorio dal punto di vista dell’architettura poteva servire a costruire un tessuto sociale. Che dire, ci rimane la speranza.
Lino
Sta di fatto che come la piazza di Priverno – frutto spontaneo della munificenza di qualche benefattore – ve ne sono a migliaia in tutta Italia. Littoria/Latina è figlia di un progetto e di un’idea, che è opinabile e può non piacere soprattutto a chi esprime giudizi politici, ma è netta e riconoscibile. Per questo essa è oggetto di studi e ammirazione in Italia e nel mondo, tranne che da parte dei latinensi e degli abitanti dei paesi limitrofi. Per questo Littoria/Latina sarà sempre sui manuali di Storia, Priverno no.
Ultore Littorio, ciascuno ha la sua storia mi permetto di dire che Priverno sta nell’Eneide di Virgilio (na cosetta), quando nulla c’era qui i libri li scriveva da Priverno San Tommaso. Per inciso, poi va tutto bene benissimo ma va distinta sempre la farina della crusca.
Senz’altro… anche il mio paese/città è ripetutamente citato da Virgilio, ma non dovremmo avere rispetto di chi ha provato a proiettarsi nel futuro, anziché – parafrasando un grande film – continuare a dipingere pastorelli tra le rovine del Foro? Ciò non toglie che la scelta di vagheggiare una passata grandezza guardando i verdi pascoli sia comprensibile e anche condivisibile. Con stima, L.V.