La sera giallorossa al Geena … Con delusione
1 Giugno 2023Un mercoledì al Geena: La finale persa e l’amore che
aumenta e che gli altri non capiranno mai.
L’anno scorso, più o meno di questi tempi, la mia squadra del cuore, la Roma, vinse a Tirana la Conference League, il secondo trofeo europeo della
sua storia.
Lidano Grassucci che è juventino, ma libertario vero, mi concesse uno spazio su questo giornale per raccontare la festa di noi giallorossi pontini.
Quest’anno speravamo di fare bis nella finale di Europa League contro il Siviglia, ma i nostri sogni si sono infranti sul peggiore degli incubi giallorossi, i
calci di rigore.
E’ dovere raccontare e raccontarsi i successi come le sconfitte, soprattutto per far capire come possa aumentare, invece che diminuire, un amore dopo
una grandissima delusione.
Non sono mai stato scaramantico ed ho visto la finale in un luogo diverso da quello in cui assaporai il nostro trionfo lo scorso anno.
Sono stato al Geena di via Custoza, che conoscevo, solo, come luogo di stupendi concerti jazz domenicali, ma che è, anche, diventato il ritrovo preferito dal Roma Club Latina “Agostino Di Bartolomei”.
Entro al Geena coi due Andrei bardati di sciarpe giallorosse e ci troviamo
catapultati dentro un pezzo di Curva Sud.
Cori e inni alla “Maggica” come se non ci fosse un domani. Tifosi giovani, tifosi bambini e famiglie al gran completo. Aria elettrica e festante. Un fiume
d’amore giallorosso.
Vedo, alle mie spalle, il figlio più giovane di Domenico che sta diventando più romanista del fratello grande (e ce ne vuole perché quell’altro è romanista “fracico”).
L’immancabile Gennaro ha la bandana in testa e racconta di essersi fatto le analisi del sangue la mattina, così può non preoccuparsi delle calorie delle
birre; ne viaggeranno a decine ed a ritmo infernale sui tavoli.
Il “capo-torcida” è Graziano Lanzidei che secondo me è arrivato all’ora di apertura e, dopo essere stato agitatore culturale è, ora, anche agitatore
calcistico.
Ci vedo pezzi di sindacato ciggiellino e pezzi di giornalismo locale, uniti dai colori che hanno vestito Totti e Falcao.
Ci arrivano sui cellulari decine di messaggi di auguri da lazlaIi e juventini.
Sappiamo cosa sperano in realtà, gufi maledetti.
“ Non leggeteli. Non leggeteli” urla qualcuno.
Il gol di Dybala su passaggio di Mancini fa esplodere in un boato la massa giallorossa del Geena che sembra una banda, la “Banda della Migliara”.
Sogniamo il bis di Tirana con la squadra che si difende coi denti fino al novantesimo e noi tutti in Piazza a festeggiare.
Purtroppo lo stesso Mancini con un autogol sfortunato darà il pari agli spagnoli. L’arbitro inglese (come ti sbagli? noi giallorossi siamo repubblicani
filo-irlandesi!) ci fa imbestialire per i cartellini gialli dati sempre ai nostri (tranne uno affibbiato ad Erik La Mela, che infatti è ex giallorosso) e per un
fallo di mano in area andalusa non fischiato.
I nostri arrivano alla fine dei supplementari stremati.
Purtroppo sono dovuti uscire tutti i più forti ed erano pure i rigoristi: Dybala,
Abraham, Pellegrini e Matic.
Sappiamo tutti come andrà a finire ai rigori. Lo abbiamo visto tante volte nella nostra storia.
Graziano spera nella nemesi, ma è una pietosa bugia autoconsolatoria.
Tireranno i calci di rigore i difensori e sbaglieranno (ancora il povero Mancini).
Coppa che se va in Spagna e tanti saluti ai sogni di gloria.
Da altre parti, specie a Torino, considerando il non eccelso cammino in campionato, avrebbero maledetto l’allenatore ed insultato i giocatori. Noi no.
Finita la partita siamo più romanisti di prima ed vogliamo ancora più bene ai nostrinostri ragazzi.
Amiamo Paulito Dybala che singhiozza come un bambino in mezzo al campo.
Adoriamo Ibanez che fa cazzate una partita si ed una no, ma finisce la partita con il labbro rotto (a Taylor il cartellino rosso l’hai lasciato in tasca al tuo Re
Carlo?).
Vorremmo correre a Budapest ad abbracciare Mancini e Josè da Setubal che ha vinto tutto in vita sua, ma ancora si incazza se perde una finale in questo
modo.
Nel sottopasso dello Stadio Mou andrà di fronte all’adoratore della Corona ad urlargli ripetutamente “ You are a fucking disgrace ”.
Arrivano gli sfottò di juventini e laziali (solo loro e manco tanto convinti in vero), ma ce ne fottiamo.
Davvero è difficile per altri capire il nostro amore che, oggi, è ancora più grande di ieri per la nostra squadra. Siamo sentimentali e passionari, forse fessi e perdenti secondo altri schemi di pensiero.
In realtà siamo come siamo. Siamo romanisti.
PS Amici juventini forse giocherete la Conference il prossimo anno. Non potete non vincerla. L’abbiamo fatto noi.


