Latina e quella domanda intelligente di Lenin “che fare?”

Latina e quella domanda intelligente di Lenin “che fare?”

3 Giugno 2023 0 Di Lidano Grassucci

Ed il più grande conquistò nazione dopo nazione,
e quando fu di fronte al mare si sentì un coglione
perché più in là non si poteva conquistare niente:
e tanta strada per vedere un sole disperato,
e sempre uguale e sempre come quando era partito.

Roberto Vecchioni, Stranamore

Mi piaceva tanto questa canzone, la mettevo e rimettevo nel jukebox. Pensavo che la vita dovesse essere un poco maledetta, capisci solo dopo che non è maledetta e manco benedetta è solo la tua e l’unica che hai. Ma questa strofa rimane corri, corri poi davanti al mare dove non puoi andare ti senti…

La vittoria è difficile da gestire, la sconfitta puoi sempre dare la colpa al “destino cinico e baro”, ma se vinci? Se vinci… Innanzi tutto hai tanti amici che ti sono così amici per quanto non erano prima che ti convinceranno che sono lì da sempre e da sempre stanno con te per senza nulla a pretendere, ma se arrivasse qualcosa sarebbe gradita. E la vittoria è alata perché vola via e resta la fatica.

Vedo i volti dei ragazzi della giunta di Matilde Celentano, tanti ragazzi, qualche veterano, qualcuno venuto da lontano, qualcuno ritornato e di questo troviamo tutto naturale, anzi banale. I veterani spiegheranno la battaglia alle reclute, le reclute faranno di coraggio virtù e l’eroismo li salverà comunque. Ma resta la domanda che si pose Lenin in un testo difficile che ho letto e riletto, si tratta del “Che fare?”.

Va da se che non l’ho digerito, parla di intellettuali alla guida del movimento operaio di partito per i proletari, io che da menscevico non amo gli intellettuali, gli esclusivi quali che alla fine pensano un poco di essere meglio senza aver mai avuto sentore del peggio, che penso al partito degli ultimi.

Ma quel testo mi pare oggi attuale per capire, vedete se avete letto trovate sempre un libro, un pensiero che ha detto quello che volete dire.

La coscienza politica di classe può essere portata ai lavoratori solo dal di fuori; vale a dire, solo dall’esterno della lotta economica, al di fuori della sfera dei rapporti tra lavoratori e datori di lavoro

Lenin

Ecco credo che la politica in questa giunta può essere portata solo da fuori. Perchè si è tenuto conto di anagrafe, di consenso, ma si è spostato il gioco, il fine, i valori.

Tra 5 anni come sarà questa città? Corona la voleva europea con una biblioteca fatta da un architetto così grande da cancellare il passato, Sir James Stirling, con un teatro capace di portare la musica dove non c’era, l’opera nella foresta come Fitzcarraldo. Poi Ajmone Finestra che voleva ripartire da dove si era lasciato e continuare da una fondazione ad una nuova fondazione, cancellare una cancellazione cancellando, ma con una forza dirompente rispetto alla pace allora presente.

Poi Zaccheo che guardava il mare, che cercava di navigare, di prendere il largo e come suggestioni non era secondo ad alcuno.

In mezzo la Latina laica, repubblicana, socialista del Foro Portoghesi, della piazza dei commerci con il centro storico che recuperava la collina, l’entroterra, le piazze, i castelli, i giardini, le libertà, i libri dei gesuiti, i fantasmi di secoli. Un patrimonio questo che avrebbe dato “strumenti di egemonia culturale” alla esperienza di Damiano Coletta che invece in questo ha riprodotto il pennacchismo nel sua onirica epopea della bonifica, ma in questo la destra aveva più titoli ed è rovinato.

Ora? Quel Lenin lì che cambiò Marx per giustificare quello che voleva fare, ma faceva finta di non saper cosa fare.

Che fare? Questa è la domanda di questo tempo a Latina. Domanda che deve conoscere cosa è Latina. Il mare si alza, la duna come è nata può morire, i laghi sparire e l’acqua col sale fare deserto di questo giardino, servirà pensare?

Nel mondo si abbattevano le foreste per fare case ed era progresso, ora si piantano alberi nei grattacieli e si va verso il cielo. nel 2035 non ci sarà più il motore, su cosa viaggeremo? Tra Padova e Venezia stanno costruendo un treno capace di viaggiare nel vuoto a 1200 chilometri l’ora… noi? A Ferentino stanno facendo una stazione di alta velocità, tipo la medio Padana, un hub a servizio del Lazio meridionale e del Molise, noi?

A Roma stanno realizzando sulla Cristoforo Colombo, davanti la sede della Regione una “foresta cittadina”, palazzi di 13 piani tra alberi, fiori, piante… noi? A Torino sul tetto del Lingotto dove provavano le auto ora c’è un immenso giardino pensile… noi?

Faremo un Prg di cemento? Faremo piani particolareggiati di case? Dovremmo fare un piano delle fioriture, riruralizzare le aree industriali e commerciali vuote, le aree residenziali senza più residenti.

Invece siamo come i francesi nella seconda guerra mondiale che aspettiamo sulla linea Maginot il nemico pensano alla guerra passata, solo che nella presente c’erano i carri armati e non i fanti e li hanno presi alle spalle.

Vincere è bello, governare è fatica.

In bocca al lupo a tutti, mio padre mi insegnò che per far le cose ci vuole “testa e testone”

 

Foto: ringrazio il collega Andrea Apruzzese per la foto (si capisce che le sa fare, una delle sue virtù)