Gay pride e quella scoperta su L’Espresso di un socialista di provincia

Gay pride e quella scoperta su L’Espresso di un socialista di provincia

10 Giugno 2023 0 Di Lidano Grassucci

Per un ragazzo di provincia, provincia nera (nel senso che si portava sempre il lutto), provincia di preghiera e di vivere come si poteva, non potevi pensare che oltre a quello che vedevi c’era altro.

Mia madre lavorava da una signora che leggeva L’Espresso che era così diverso da Famiglia Cristiana e li si parlava di radicali, del Fuori (Fronte Unitario Omosessuali Rivoluzionari Italiani), di Pezzana. Lei non sapeva cosa c’era scritto e me li portava, io ne studiavo la portata scoprendo cosa c’era scritto.

Ma che roba è sta roba? La felicità da noi non era contemplata, il peccato era l’unica cosa da temere e tutto ciò che era felice era peccato.

Ma leggevo anche di giustizia sociale, di riscatto materiale comunque dal bisogno non per la felicità.

Anche se… anche se mi cominciavano a piacere le cose belle, cose che non dovevo neanche pensare “non erano per noi, ma per i signori”. Cominciavo a pensare che pensare male era male, che il male non è un destino, ma una rassegnazione.

Sentivo il rumore di una Alfa Romeo e capivo che esisteva la corsa e la sognavo con lei con foulard al vento ed io che salutavo con la mano, su strade diritte all’infinito e nella sosta ci tenevamo mano a mano. Ma questo non offendeva nessuno perché il sogno è così tuo che non fa male ad alcun altro sognare.

Chiedevano, su quei giornali, la bellezza, anche se la loro bellezza. Questi che stavano sull’Espresso chiedevano di essere quello che erano ed erano umani, non mostri strani.

Poi leggevo delle prostitute che chiedevano di essere anche loro come erano (e Fabrizio De Andrè confortava la tesi con Bocca di Rosa) , poi c’erano quelli che volevano girare il mondo al contrario.

Ed io chi ero per un giusto tutto mio?

Capivo che i mondi sono così diversi ma nessuno sta avanti, nessuno indietro ma tutti ciascuno al proprio passo. Mi misi paura delle “palingenesi dei fini”, degli uomini nuovi perfetti, ma mi piacevano gli errori, le cose storte, la Torre di Pisa è più bella di quella di Parigi, l’arabesco è un percorso più corto della linea tra due punti perché più bello.

Ecco, esisteva un altro mondo, altri mondi, che non erano i miei, ma non per questo non erano giusti all’essere.

Ecco per cronache di giornali ho capito i modi diversi di fare l’amore, poi dall’Espresso a Panorama, a Notizie Radicali, ma sempre con Mondoperaio perché la fame non la dimentichi, con l’ ‘Avantì!. Con l’amore di Anna Kuliscioff  per Andrea Costa, poi per Filippo Turati e la felicità sta nell’amore e non si scappa. Compresi che stavo in una idea di mondo dove l’amore era incluso e non escluso, che i diritti erano di ciascuno e ciascuno nel suo diverso. Così ho imparato i diritti civili, che sono rispetto per ogni sfumatura,  l’arcobaleno è bello perchè ci sono colori netti che fanno sfumature diverse, alcuni effimeri, ma tutto l’arco lo è.

Quindi non sfilo, mi stancherei, ma credo che ciascuno che sente di sfilare per quel che crede deve farlo se visto da lui, può farlo visto dagli altri.

Allah ama diversità meravigliose

Con un mio compagno socialista dell’inizio di questa vita incrociamo due ragazzi che si baciano, guardo l’amico e dico “semo vinto compagno”, lui annuisce… erano diritti civili, i preti ci dicevano che era peccato, i comunisti che era male borghese. Noi pensavamo solo che era il loro amore, ma ci dicevano socialtraditori per celare la loro ipocrisia. Ora sono contento che stanno in prima fila.

Mi piacciono i cortei, tutto qua e per me è sempre vietato vietare