Silvio Berlusconi, l’intuizione della contemporaneità

Silvio Berlusconi, l’intuizione della contemporaneità

13 Giugno 2023 0 Di Maria Corsetti

Ho visto due volte dal vivo Silvio Berlusconi, la prima fu a maggio del 2011.

Sosteneva la candidatura a sindaco di Giovanni Di Giorgi. Ricordo la sua entrata, come si muoveva, le sue parole e per la prima volta, nonostante lo avessi visto tante volte in tv, ho capito il potere comunicativo dell’uomo. Qualcuno potrebbe replicare che anche Giorgio Bocca riconosceva la capacità di public speaking di Mussolini.

Torniamo al 2011. A risentire l’audio, oggi, posso anche sostenere che non diceva niente di innovativo, ma sicuramente diceva quello che la platea voleva sentir dire da lui.

Possiamo aver ascoltato un brano musicale centinaia di volte ed è proprio il momento che precede quello che ci prepara a rinnovare il nostro gradimento. Berlusconi funzionava proprio così. Soprattutto funzionava. Nel modo in cui gli faceva più comodo? La democrazia lo consente.

Comunque faccio parte di quella generazione per la quale Berlusconi rompeva gli schemi Rai. Rompeva la qualità con il trash? D’accordo, ma che trash. Con Drive in iniziava un mondo nuovo. La difficoltà dei detrattori di B., e anche dei suoi sostenitori, sta nell’ostinazione a non metterlo in connessione con la società contemporanea al tempo in cui ha agito.

 

Cosa voleva una società in quegli anni ancora insanguinati dagli strascichi degli anni di piombo? Cosa voleva una società che nel giro di venti anni era passata dalla domenica a messa e poi a pranzo dai suoceri e se fai così Dio è con te, al Papa che viene raggiunto da due pallottole in Piazza San Pietro? Cosa voleva una società che la prima volta che non si era vergognata di cantare l’inno d’Italia era stato ai Mondiali dell’ ’82? Cosa voleva una società che andava nei paesi dell’est a rimorchiare e all’improvviso quegli stessi paesi gli si rovesciavano in casa? Cosa voleva una società alle prese con rivoluzioni fondamentali nei diritti civili, quando fino a pochi anni prima alle donne non era consentito neanche entrare in magistratura?

 

Ieri, nel giorno della sua morte, lo ha ricordato Antonietta Porcelli, commessa storica della Standa di Latina. Ha ricordato i biglietti di auguri per il compleanno e per la Festa dell’8 marzo, i cesti di Natale, le attenzioni che Berlusconi aveva per i suoi dipendenti. Quando il lavoro c’è e lo stipendio anche, cosa si può chiedere al datore di lavoro? Attenzione.

 

Berlusconi ha cavalcato anni straordinari rendendosi conto di quanto fossero straordinari. E, quando si è trattato di politica, ha interpretato, meglio di chiunque altro, la contemporaneità.

Le donne. Ha captato la libertà e l’ha fatta sua. Perché, se una è padrona di se stessa, con se stessa può fare quello che vuole. Un’aberrazione per le lotte femministe, una conseguenza logica se si abbina il risultato di quelle lotte con chi quelle lotte non le ha fatte. Ci sono state donne arrivate in politica per la loro avvenenza, verrebbe da dire che intanto ci sono arrivate.

 

Sulle donne in politica: alle mie studentesse indiane rimane difficile comprendere tutto il nostro dire sul fatto che dall’anno scorso in Italia c’è un Primo ministro donna o che da neanche un mese il sindaco di Latina è una sindaca. Il loro attuale Presidente della Repubblica è una donna, Droupadi Murmu, Indira Ghandi è stata Primo Ministro nel 1966, vale a dire più di mezzo secolo fa. Lo sconcerto delle studentesse è stato del tipo, “Ma come, voi così emancipate e poi?”.

È su questo “e poi?” che deve aver lavorato Berlusconi. A modo suo, ma lo ha fatto, ha intuito ancora una volta i movimenti profondi dell’essere della società sua contemporanea.

 

Infine la sua, a mio avviso, più grande, colpa da un punto di vista della lettura della società. Di cui in realtà non ha nessuna colpa. L’aver incoraggiato tanti piccoli Berluschini. Ma tanti. Politica? Se B. ci è arrivato allora ci arriviamo anche noi. Candidature imbarazzanti, all’inizio solo in Forza Italia, poi il fenomeno ha rispettato la par condicio. Un’epidemia. Le donne? B. le fa divertire. In marcia eserciti di raccontatori di barzellette inqualificabili, dove inqualificabili va bene sia per i raccontatori che per le barzellette. A un certo punto sono diventati tutti imprenditori. Con la divisa di ordinanza: camicia sbottonata e abbronzatura. Abbronzatura da lampada, costa molto meno di una barca e con quello che avanza offri la cena a una donna sperando nel dopo cena. Solo che non c’è Arcore a disposizione, tutt’al più la seconda casa prestata da un amico. Poi se ne accorge la moglie che fa come Veronica e pretende. Con la differenza che B. non diventa povero neanche scucendo fior di milioni. I Berluschini finiscono sul lastrico punto e basta. Te ne accorgi dal sontuoso suv che da un giorno all’altro viene sostituito dalla berlina di seconda mano. Questo gioco può andare avanti all’infinito, lascio a chi legge il compito di ampliare la lista.

 

Per chi si stia chiedendo in quale seconda occasione ho visto Berlusconi dal vivo: giugno 2017, a Milano, in occasione della presentazione del Movimento animalista. Proprio lui che proponeva di regalare una pelliccia alle mogli dei giocatori del Milan per convincerle a non concedersi sessualmente ai mariti a ridosso della partita. Ma parliamoci chiaro: erano tempi in cui la pelliccia se la mettevano proprio tutte. E anche qui ha messo la sua firma al vento del cambiamento.