Latina e il fico che cresce in Comune

Latina e il fico che cresce in Comune

24 Giugno 2023 1 Di Lidano Grassucci

Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo.
Gesù di Nazaret, Vangelo di Luca

 

Sta lì, è nato in corso della Repubblica a Latina, sopra l’ex anagrafe nel palazzo del Municipio: un fico. Si un fico, così anche noi siamo in linea con Stefano Boeri, l’architetto milanese che dopo secoli che noi umani tagliavamo gli alberi per fare le nostre casette ha piantato gli alberi nelle case. Una rivoluzione urbanistica copernicana, un modo di vedere la nostra convivenza con il mondo che prima non c’era, semplicemente.

Come Cristoforo Colombo che una volta che ha scoperto l’America gli altri non  la potevano ignorare, anche se non viaggiavano.

Se a Milano c’è voluto quel genio di Boeri, a Latina ha fatto tutto madre natura, come se avesse una voce sua, una vita. Che Latina sia una “anima” che vuole parlarci? Il rapporto tra verde e città qui è sempre stato stretto, non siamo una città, ma una campagna urbanizzata e (spesso violentata) il fico che è nato lì è una espressione dell'”anima Latina”, è…

Poi quando scrivi di queste cose ti vengono in mente altre cose, mio padre aveva, a Le Canalelle (sotto Sezze), un vigneto i cui filari erano retti da alberi di fico. Era una zona che Dio aveva fatto miracolosa, un microclima che consentiva ai fichi di maturare con un paio di mesi di anticipo rispetto ad ogni altra parte. Noi raccoglievamo quei “fiori” (perché i fichi che mangiano sono i fiori della pianta e non i frutti) li incassettavano con le foglie di vite e li vendevano a Roma, ai mercati generali a prezzi incredibili.

In questo modo papà trovò i soldi per mantenermi all’università, fino alla fine, fino alla laurea. Con orgoglio posso dire di essermi laureato a fichi. La vita è sempre stata non facile e le scorciatoie non sono mai la strada migliore.

La vigna poi faceva dell’uva moscato che ancora adesso ne sento il profumo, così buona che le api la contendevano a noi con ardore.

Speriamo che la pianta di fico lì, sul palazzo del Comune sia risorsa per sapienza, sia ricchezza di opportunità, perchè il Signore dio dell’Universo può mandare la manna dal cielo ma se non sai stare a tavola può anche quella far male.

I fichi?

Ma quando è maturo e sugoso
allora è il momento del fico
ch’e buono sì che non vi dico.
Francesco Guccini

 

PS

Dedicato a Papà che ha investito nel mio sapere, ha obbedito credendoci all’ordine del partito, quello comunista, che era “Mannate alla scola i mammocci, teo da sape più degli signuri e degli prechi, e se non è possa esse”. Il sapere è come “il letto che si chiama rosa se non si dorme si riposa”. Se sai conosci rispetto, posizioni e vivi nell’educazione