Riforma della Giustizia/ La divisioni dei poteri e la confusione del potere

Riforma della Giustizia/ La divisioni dei poteri e la confusione del potere

27 Luglio 2023 1 Di Lidano Grassucci

Non è ammissibile, il magistrato non può criticare le leggi come il politico non può criticare le sentenze. E’ un principio elementare della divisione dei poteri. Ascoltiamo tutti ma poi il governo propone e il Parlamento dispone.

Carlo Nordio, ministro della Giustizia in carica nel governo Meloni

Premesso che credo, e spero, nella riforma di Carlo Nordio della Giustizia. Credo che farla sia un dovere e spero che questo avvenga presto. Sono dei pochi giornalisti da sempre garantisti, da sempre rispettosi della difesa e mai portavoce dell’accusa e conosco bene per reazioni davanti a me evidenti del peso di Torquemada comunicativi, difetti di chi ha la memoria lunga (una volta si chiamava dignità personale, ma sono mutati i tempi).

Diventi presto legge dello Stato a tutela dei cittadini davanti ad una Repubblica a sovranità giudiziaria con complicità narrative.

Sono e resto per la sovranità del Popolo.

Ma ieri a Latina, Fratelli d’Italia, ha organizzato un convegno, presso il circolo cittadino, in cui oltre agli interventi dei politici e degli avvocati ci sono stati anche quelle di magistrati in servizio.

Ora non sto qui a spiegare la separazione dei poteri e Montesquieu, mi pare arduo da capire (poi c’è sto fastidio dei libri, quelli di diritto e politologia poi sono noiosissimi, meglio comandare che leggerli), farò quindi esempi più banali, a prova di stupido, non puoi discutere di pace con il gatto e il topo insieme.

I giudici della Repubblica, ribadisco della Repubblica, e non del loro corpo nello Stato, hanno il potere enorme di decidere della libertà dei cittadini. Sono gli unici che possono farlo, ma in base alla legge la cui formazione la Costituzione della Repubblica riserva al parlamento (neanche al governo) in esclusiva.

Quindi i giudici possono applicare la legge, non applicarla e farla nello stesso tempo. Quindi dare opinioni pubbliche partendo dalle loro cariche.

Ma quel che è patologico in Italia è che molto spesso la politica abbia ceduto alle pressioni della magistratura sulla formazione delle leggi.

Carlo Nordio, ministro della Giustizia in carica nel governo Meloni

E qui fanno un convegno in cui chiedono proprio quello che Nordio critica?

Non possono, i giudici,  intervenire nel processo decisionale, è dal ’93 che lo fanno.

Direte … Ma i magistrati non possono avere opinioni? Certo che possono ma non da magistrati, fino a quando svolgono il loro servizio alla Repubblica non debbono farlo in ragione dell’immenso potere che hanno unici nel negare le libertà che sono diritto naturale dell’uomo, in ragione della legge che, però, non possono farsi.

Fare i giornalisti poi non significa essere agenti con la licenza di sputtanamento. Nella repubblica nessuno è sopra la legge applicata dai giudici ma fatta dal parlamento della Repubblica. Quando evidenziavo il mio garantismo i colleghi puri mi sottolineavano il mio “asservimento al potere politico”, il tempo è signore sempre. Ed io resto garantista, con tutti amici e non, per la libertà che amo così tanto da garantirla a chi è diverso da me.

Questi sono tempi, dove ciascuno si sente sciolto dagli altri. Servirebbe cultura politica, amore per la politica, rigoroso rispetto per la libertà. Ma che volete sono cose di un vecchio liberale oggi tutto e’ prassi, occupazione di spazi amministrativi. La politica è passione, valore non sfilate di autorità.

Questo debbo alla mia coscienza di libertario e garantista da sempre, alla mia scienza e a una cosa che si chiama valori. E credo sempre di più che in politica non ci vogliono i disegni, ma “le scole”