Rosolini: “Latina è l’ultima città”

Rosolini: “Latina è l’ultima città”

29 Luglio 2023 2 Di Massimo Rosolini

Ricevo e pubblico un intelligente intervento di Massimo Rosolini, presidente dell’ordine degli architetti di Latina e già assessore nella giunta di Vincenzo Zaccheo. Non condivido tutte le osservazioni di Massimo, del compagno Massimo se mi permette di ricordare la nostra passata stagione socialista, ma credo sia dalla dialettica che nascano sintesi capaci di “fare cultura”. Latina è stata la terra che ha accolto, ha fatto da cornice, all’amore di mio padre, un setino tutto d’un pezzo e fino al midollo e mia madre che non era da meno, ma di Piazzola sul Brenta. Latina certo è un unico, come unico fu l’amore che ho riportato, ma è mancato sempre il confronto, la dialettica per la sintesi. Ciascuno è stato nella sua esclusiva, ma l’esclusiva esclude noi dobbiamo crescere. Grazie Massimo e spero che altri dicano la loro

Lidano Grassucci

 

L’INTERVENTO

Caro Lidano,

lo so, l’idea di Latina Capitale della Cultura per il 2026 fa ridere. All’inizio ha fatto ridere anche me, ma è durato poco, perché appena ho smesso gli abiti (mentali) del vitellone di provincia mi è venuto in mente che in fondo Latina è una città importante, o almeno molto significativa, certamente unica nel panorama nazionale e non solo nazionale.

E’ l’ultima città. Dopo avremo solo agglomerati edilizi indefiniti, in gran parte spontanei e, quel che è più grave, per una certa parte anche pianificati e progettati. Dopo avremo solo periferie degradate. Latina è il punto di arresto della capacità, o almeno della volontà, di costruire città

. Una storia millenaria, gloriosamente prima, faticosamente poi, è arrivata fin qui e non è andata oltre. Latina è una città nata dal nulla e aperta a tutti, dove persino sezzesi e veneti hanno imparato a convivere senza traumi. Qui sono venuti tutti, i giuliano-dalmati, i profughi in fuga dai regimi comunisti, gli Italiani che venivano via dalla Libia e dalla Tunisia, oggi persino gli indiani, etc.

Latina è il Novecento.

Con tutti i suoi miti, il suo sviluppo, le sue crisi, i suoi errori. Nasce nel Novecento e ne è quasi il simbolo. Del Novecento ha avuto i peccati e le debolezze, le speranze e le illusioni. Il Fascismo, la Guerra, lo sviluppo straordinario del dopoguerra, la trasformazione del territorio (della crosta terrestre, direbbero i futuristi), il mito dell’industrializzazione, il nucleare persino, e la sua crisi…..

Oggi il Novecento è finito e cominciamo vederlo, cominciamo a vedere la sua cultura , quella in cui noi siamo nati e ci siamo formati, cominciamo a capire cosa è successo, vediamo quello che, in molti casi per fortuna, e purtroppo in altri, non c’è più. Quale luogo è più adatto di Latina per riflettere sul Novecento, su questo pezzo della Storia italiana? Perché non dedicare un anno a chiamare qui tutti a ragionare sul Novecento? Perché non dovrebbe essere possibile- oggi che si fanno Festival per qualunque cosa: Filosofia, Letteratura, Fisica, Economia etc – avere a Latina, città del Novecento, un festival del Novecento, della cultura, della scienza, della politica, del costume, della storia, del Novecento che duri un anno? ( Cinque o sei convegni di gran livello in cui invitare eccellenze dei vari campi e un paio di mostre significative dovrebbero essere – sforzandosi un po’-persino alla nostra portata). Mi sembrerebbe il modo migliore (e così sì, in degna competizione con qualunque città italiana) di celebrare l’anno di Capitale della Cultura