Isola pedonale: cammino solo per le vie del centro… ma gli altri dove sono andati

Isola pedonale: cammino solo per le vie del centro… ma gli altri dove sono andati

31 Luglio 2023 4 Di Lidano Grassucci

Amo camminare, amo incontrare la gente, fermarmi a parlare per ascoltare. Lo faccio da anni e anni in centro storico, sono uso pensare per antica abitudine che Latina è il centro. Qui ho conosciuto il consumismo (la Standa), qui sono andato a scuola (ospedale vecchio), qui ho manifestato lungo le strade, qui scendevo da Sezze con il bus ed ho conosciuto la città. Scendevo e salivo col bus, fin da bimbo. Papà mi portava dall’autista a Latina, si era da poco trasferito, e a Sezze mi consegnavano a nonna.

Alle autolinee poi da ragazzi scendevamo e in fila indiana, quasi, andavamo al Grassi (in gruppo perchè erano tempi in cui tra noi, tra noi ragazzi, non correva buon sangue per via della politica). Ma già ci stavano portando lontano: le scuole sono pericolose si studia e si capisce, i licei poi…, meglio un centro senza gioventù, senza rivolta. Ci portarono via dall’ospedale vecchio (stava in quello che ora è un parcheggio prima dell’Hotel Europa) perchè dovevano farci una biblioteca, ci hanno fatto un parcheggio brullo. Via la scuola, poi via l’autolinea sia mai i ragazzi continuavano ad adunarsi, a mischiarsi, a pensare, meglio ignorare.

E non incontri studenti in centro, gli studenti avevano bisogno di libri e i libri li vendevano anche sotto i portici di via Diaz, leggevano i giornali che si mettevano nella tasca dietro dei jeans e segnavano la parte a cui appartenevano. Ora le edicole sono rare e dietro i bermuda con le ciavatte non ti viene da pensare alla rivoluzione. Consumavano dischi, c’erano le sedi delle radio libere, dei giornali.

Ora? Piano, piano, con metodo hanno “scardinato” il centro, hanno reso impossibile studiare, poi vivere e i residenti sono andati via in più comode città nella villettopoli che sta dopo la città in una sorta di purgatorio che non è città ed è campagna rovinata.

Ho studiato in centro, ho preso il mio primo stipendio, da insegnante, allo sportello della Banca d’Italia dopo, non ci crederete, aver fatto la fila e il palazzo era pieno di impiegati e di clienti pareva la hall di un grand hotel di New York con i soffitti alti.

Gli architetti parlano di una città che non è mai esistita se non nelle loro piantine che vorrebbero fermare il tempo e così facendo non prendono mai il tempo presente ma lo subiscono ignari del futuro.

Passeggio e penso a quando incontravo gente, a quando chiunque volessi incontrare ero certo che lo avrei incontrato in centro dopo le 4 davanti ad un bar, ad un negozio, ad una sede di partito, alla biblioteca, al Comune a fare le pratiche della vita, a far i conti con la tesoreria, o in fila alla Camera di Commercio. E se volevi sapere della provincia da Aprilia a Minturno bastava passare al bar Jolly

Di questo si dovrebbe parlare in consiglio comunale, ma ciascuno porterà non la sua storia ma la sua pregiudiziale ci sarà una guerra tra pedonisti, automobilistici, ciclisti, trampolieri senza che alcuno parlerà solo di voler bene a questa città, nata larga, nata con la macchina, nata senza ostacoli.

Sapete qual è stata la più grande offesa alla città, alla sua essenza? I tappi messi agli a accessi al centro: come abbassare il tetto ad una cattedrale gotica, come fare un campetto di calcetto a San Siro.

Amo camminare in centro solo che prima camminavo tra la gente, ora sono solo e mi sento solo.