Vi racconto il Tor Tre Ponti che fece come la Danimarca di Laudrup

Vi racconto il Tor Tre Ponti che fece come la Danimarca di Laudrup

6 Agosto 2023 1 Di Davide FacilePenna

Mentre il calcio professionistico deraglia, sempre di più, verso le follie dei petroldollari arabi, un incontro tra amici mi riporta alla mente una piccola impresa sportiva. Una di quelle imprese da calcio amatoriale che non si ritroveranno mai negli almanacchi sportivi, ma che sono epiche come e quanto quelle raccontate da Federico Buffa su Sky.
Questa è la storia della piccola grande impresa sportiva realizzata da un gruppo di amici appena maggiorenni ed un po’ squinternati nel lontanissimo 1993.
Qualcosa di simile a quanto compiuto, solo un anno prima, dalla Danimarca di Laudrup e Schmeichel, che vinse un campionato europeo venendo riammessa per esclusione della Ex-Jugoslavia a pochi giorni dall’inizio torneo. Il 1993 era stato l’anno di Sei un Mito degli 883 e degli Spari Sopra del vecchio Blasco. Al cinema proiettavano Schindler List e Carlito’s way.
In politica si consumava il passaggio tra Prima e Seconda Repubblica, col terribile sottofondo delle bombe mafiose a Roma, Milano e Firenze. Il gruppo di squinternati amici che mai aveva giocato, seriamente, a pallone insieme, seppe di un torneo di calcio (a sette) estivo che si sarebbe giocato al campo (in terra ovvio) vicino alla Chiesa San Paolo Apostolo di Tor Tre Ponti. Siccome non c’era la squadra che rappresentasse il borgo ospitante decisero di iscriversi
loro come rappresentativa di casa, malgrado che, su tutta la rosa, solo tre abitassero in zona.
Si è mai visto, del resto, un torneo di calcio senza la squadra di casa?
Certo che l’azzardo era grosso, perché le altre formazioni partecipanti erano squadre già fatte e pronte con le loro belle divise, lo sponsor su le maglie e calciatori che giocavano già a calcio ad undici. Oggettivamente i nostri sciamannati guerrieri rischiavano una serie di ignominiose imbarcate.
I baldi giovani trovarono in qualche modo uno sponsor locale (Remo Piacentini) che pagò l’iscrizione ma non volle comparire (troppa generosità o poca voglia di farsi associare ad un’impresa fallimentare?).
Si assicurano un allenatore, Gemi “Il Mago” De Simone, che gli procurò le maglie da gioco, recuperate dal fondo di qualche vecchio baule. Erano maglie bianche, pesantissime, senza scritte. I numeri sulle spalle, al primo lavaggio, iniziarono a staccarsi. In una delle partite giocarono, addirittura, con la divisa a maniche lunghe ed era piena Estate.
Quella che sembrava un’armata Brancaleone invece, partita dopo partita, divenne squadra vera e vincente, anche se con un percorso un po’ strambo.
Il TTP, tra una batosta subita nel girone di qualificazione dai favoritissimi del Bar Marrocco (7 a 2) ed una remuntada incredibile (da 0-3 a 4-3) contro il Pantano dei fratelli Bozza, arrivò, il 7 luglio del 1993, in finale.
Si ritrovarono contro i bastonatori del Bar Marrocco, con un destino che pareva già segnato. Quel giorno il campo del Tor Tre Ponti sembrava il Santiago Bernabeu di Madrid per il clima d’attesa e per quanti spettatori c’erano appiccicati alla rete di recinzione. Erano quasi tutti tifosi dei favoriti (cittadini di Piazza Moro), tranne un piccolo gruppo di
coraggiosi e giovanissimi ultrà locali (La fossa dei Leoncini)

Gemi tranquillizzò tutti prima del fischio d’inizio: “L’ho già fatto un passato. Ho allenato una squadra che nel girone di qualificazione perse cinque a uno e poi in finale travolse gli stessi avversari 3 a 0”. Bugia motivazionale o verità? Lui ha sempre giurato che era tutto vero.
L’inizio della partita, in realtà, fece temere un'altra poderosa legnata per i nostri anti-eroi, col Bar Marrocco che, a metà del primo tempo, vinceva già due a zero. In più, sfiga delle sfighe, il portiere titolare, Gianluca Maronna (che poi era il solo portiere perché non aveva riserve), dovette uscire dal campo col labbro rotto per correre al Pronto Soccorso.
Gli avversari fecero a quel punto un po’ troppo i brasiliani e, per cercare ulteriore umiliazione, si incaponirono a voler segnare di tacco e rovesciata. Pure senza portiere avversario, non chiusero la partita con altri gol.
Il Dio del Pallone non va mai sfidato e, probabilmente, decise che era il caso di punire i supponenti vincenti e premiare i perdenti designati (uno degli organizzatori aveva già allestito il tavolo della premiazione con il nome del Bar Marrocco in bella vista). Improvvisamente ricomparve in campo il portiere titolare, che era stato visitato e dimesso in tempo record dal Pronto Soccorso (in realtà ammise, anni dopo, di essere tornato indietro senza entrare dentro il PS, perché c’era troppa gente in attesa).
Cambiò tutto in un attimo. L’aria divenne, improvvisamente, elettrica. I chiassosi tifosi avversari si ammutolirono e gli occhi dei ragazzi del Tor Tre Ponti divennero di brace.
Il muro difensivo del TTP, Marco Cicarè aveva lo sguardo di Rocky Balboa prima di stendere Ivan Drago. Mister Gemi, che si era fumato sette pacchetti di sigarette, ebbe un colpo di genio ed azzardò uno schema due-quattro. Praticamente tutti in attacco.
In pochi minuti due siluri del quindicenne Simone De Simone, bucarono il portiere avversario e riportarono la finale in parità. Due a Due e partita da risolvere dal dischetto.
Come si conviene ad una finale proprio i più forti sbagliarono i rigori e, fu invece il portiere del TTP, Gianluca Maronna, che infilò in porta il penalty decisivo, gettando nella disperazione più nera i quasi-vincenti.
I nostri eroi furono anche signori e resistettero (un po’) a cantare il ritornello di una canzone dei Vernice, che veniva sempre regalato a chi perdeva, durante quel Torneo (andavamo su su su…e andavamo giù giù giù).
Da allora, ogni anno, gli ex ragazzi del TTP festeggiano quell’impresa, che li ha legati per sempre, con una partita e seguente spanzata.
Quest’anno, che è il Trentennale della vittoria, hanno deciso di sfidare al Tecariba i loro figli che hanno più o meno la loro età quando affondarono il Bar Marrocco. Dovrebbero vincere i giovani, se non avverrà un altro miracolo. Sicuramente non gli sarà concesso di cantare il ritornello dei Vernice.

PS Per onore di cronaca riporto i nomi di tutti i guerrieri del 1993: Gianluca Maronna, Marco “Kohler” Cicarè, Daniele Cicarè, Paolo Paoletti, Emanuele Compagnucci, Maurizio “Pendolino” Ciafardoni, Francesco Tosatti, Davide “Balbo” Lanfranco, Domenico Marchetti, Errico “Baggio” Giuliano, Simone De Simone. Allenatore Gemi De Simone. Vice Otello