Latina capitale della cultura e la maledizione dell’uomo nuovo del totalitarismo del ‘900

Latina capitale della cultura e la maledizione dell’uomo nuovo del totalitarismo del ‘900

14 Agosto 2023 0 Di Lidano Grassucci

Ieri la città si vedeva a malapena
Oggi la città si vede tutta intera
Ieri il mare si scuoteva da fare pena
Oggi il mare ha la barba tutta nera
Gli elaboratori hanno per sorte
Di aiutare l’uomo a vincere la morte
Infatti se il vento dell’inquinamento
Tende a salire, l’aiutano a morire
E aiutano anche l’amministrazione

Lucio Dalla, Roberto Roversi, Anidrite solforosa

La città di Latina da sempre si bea della sua urbanistica, anche oggi ho letto l’intervista di Annalisa Muzio (assessore all’urbanistica) che parla di piani particolareggiati (c’è sempre diceva Guicciardini il particulare da difendere). Poi dice del metodo, ma mai dico mai parla della gente, delle persone. Anche le foto che vorrebbero dire che Latina ha una sua bellezza trovano “fastidiose” le persone. Viviamo in un posto in cui il razionale è così celebrale da avere escluso l’umano. Del resto quel tempo è il tempo del totalitarismo e tutti dimenticano che città nuove dovevano ospitare uomini nuovi. Sul come fare uomini nuovi creammo le mostruosità del ‘900 e a noi resta l’eredità di “odiare l’umano”, di cancellarlo. Il quadro di Cambellotti nell’aula del consiglio della provincia ferma questa idea: uomini nuovi forti e fieri, con alle spalle un mondo ordinato cacciano gli uomini vecchi neri col pastrano che vanno verso il disordine montano e con loro anche le vacche hanno le corna storte. Gli uomini nuovi hanno la luce, quelli vecchi il buio. Questo spiega che a pensare di allargare il fronte del progetto “Latina capitale italiana della cultura 2026” sono stati gli uomini vecchi di Bassiano che gli uomini nuovi di Latina neanche lo sognavano, è la religione “vecchia” dei lepini con il vescovo Francesco Lambiasi che “aderisce”, ma a questo uomini vecchi nessuno ha chiesto.

Nella foto sopra l’uomo vecchio ricacciato sui monti (lepini) in copertina l’uomo nuovo che li caccia. Dal lavoro di Duilio Cambellotti, Palazzo della Provincia, Latina (1934)

La mia amica Filomena Danieli che ha una memoria del mondo “vecchio” che è il mio mi manda l’elenco dei santi del nostro mondo: san Tommaso d’Aquino morto a Fossanova, dottore della chiesa; San Lidano abate che ha cristianizzato la nostra gente e bonificato una parte dell’Agro; San Carlo da Sezze; San Tommaso da Cori; beato cardinale Corradini… secoli di sapienza, di domande sofisticate su Dio e quel dipinto offensivo e brutto. Potete metterci anche Santa Maria Goretti che muore nel 1902 quando gli uomini nuovi ancora non c’erano.

Ho scelto la filiera del santi, potevo scegliere quella delle abazie, delle donne, degli spiriti. Tutte storie di uomini e non di sassi. La cappella sistina è bellissima perchè spiega l’umana fede cristiana, insegna agli uomini la grandezza di Dio, non li schiaccia a Dio.

Manca l’uomo, infatti l’iniziativa è degli architetti sulla città razionale. A Urbino c’è la città ideale del Rinascimento italiano ma dentro i palazzi ci sono quadri con umane gente, c’è la fede con la pietà, c’è l’amore di madri ai figli, c’è la misericordia e la grandezza arrogante dei nobili e, talvolta, l’orgoglio degli ultimi. Il Rinascimento era la città ideale per l’uomo come era, non l’uomo nuovo per la città razionale. Era la città che si faceva umana, non l’umano che si faceva arredo fastidioso della città razionale.

Poi ci penso e credo che la differenza sta in questo: ho assistito a processioni a Bassiano, a Cisterna dove i fedeli gridavano “eviva San Rocco”, a Sezze “viva San Lidano”, “viva San Carlo”, in ogni posto invocare Sant’Antonio. Mai ho sentito viva Santa Maria Goretti.

Manca lo “spirito”, manca l’uomo. Ecco sarebbe bello se da questa storia emergessero le storie, le radici profonde di questa terra che non sono quelle idroponiche che sento raccontare. Gli architetti fanno le chiese, ma è la Fede degli uomini che le rende sacre. Dopo aver fatto le chiese si venerano i santi, la madre, il figlio, il padre nessuno pensa di venerare l’architetto e le processioni non le organizzano gli architetti.