Ghino di Tacchino/ La latrina a 14 posti di Satricum e la “liberazione” degli artisti

Ghino di Tacchino/ La latrina a 14 posti di Satricum e la “liberazione” degli artisti

28 Agosto 2023 0 Di Lidano Grassucci

Una cisterna di grandissime dimensioni, una latrina in grado di servire 14 persone contemporaneamente, un tunnel che si affaccia sul fiume Astura.

Così recita il comunicato del Comune di Latina sugli ultimi ritrovamenti nel sito di Satricum alle Ferriere.

La notizia del ritrovamento di una latrina utilizzabile da 14 persone in contemporanea a Satricum, nell’ ambito della ricerca di argomenti a sostegno di Latina Capitale delle cultura 2026, mi colpisce, mi inorgoglisce. Amo leggere il mondo fuori del perbenismo borghese per via della mia libertà contadina.

Capisco da questo ritrovamento le radici di un uso della mia gente, che poi è la gente erede di quella civiltà. Nel mio paese i contadini andavano nel piano a lavorare e lì, prima delle casette e delle città, avevano spazi infiniti per “creare” la libertà che serve a ciascuno per evitare di crepare.

Noi ci svegliamo eDalla mattinaIl corpo sogna sulla latrinaLe membra posanoIn mezzo all’ortoè questo l’innoL’inno sì del corpo sciolto.

Canta Roberto Benigni nella canzone del corpo sciolto, testo che sta nella grande cultura greco-romana di cui qui siamo eredi.

Il nodo, nel mio paese, non erano i contadini che avevano un piano intero per create la materia prima per le espressioni d’arte di Piero Manzoni degli anni ’60, ma gli “artisti” che avevano il chiuso dei vicoli, e i medesi bisogni del volgo (l’artista era l’artigiano: calzolaio, barbiere, sarto, maniscalco). Loro dovevano svolgere in un bosco (capite bene rigoglioso) appena fuori le mura della città.

Oggi durante l’operazione si gioca il cellulare, prima si leggeva il giornale, ancor prima qualche libro sacro o profano, ma al tempo “degli artisti”, probabilmente come a Satricum, i “creativi” disquisivano tra loro nel rito collettivo e parlavano di politica, di affari, dei misteri del creato. Come oggi al bar. Sona nate così le società di mutuo soccorso, i circoli artigiani,  e la rivolta socialista ai preti e ai signori del latifondo romano.

Mio padre mi raccontava spesso della conversazione tra due di questi “creativi” che commentavano l’un l’altro come passare le ferie, erano (come sempre) in bolletta, ma non lo volevano dare a vedere nel momento della creazione. Era una di quelle giornate afose in cui il caldo uccide e il primo fa all’altro: “ma perché quest’anno non sei andato in villeggiatura a Suso?”. L’interrogato non voleva confessare lo stato di scarsezza degli affari e commentò: Ci sarei anche pututo andare, ma sono allergico alle rucertole, piuttosto tu perché sei rimasto a Sezze?”. “Vedi mi è presa la paura dei grilli”.

La dea romana della latrina si chiama Cloacina, da lei il nome di cloaca massima. Le fogne, come gli acquedotti, e le strade spiegano la grandezza di Roma, grazie alle fogne si evitavano epidemie. Nella città romana di Londra non c’erano pestilenza, in quella post romana si e ciclicamente, fino a quando qualcuno ricordò che i romani scaricano le fogne a valle del Tamigi e non a monte. Ripristinare quel che facevano i romani ha garantito a Londra di essere una capitale del mondo, come lo era Roma, questione di Cloacina.

Oggi parlare di acque reflue, di idee nuove, come allora fu la latrina rispetto al bosco sarebbe non male visto il bisogno di fare meglio per questo pianeta.

Nella foto: Venere Cloacina