La lettera “urbana” della Celentano e la responsabilità di Napoleone

La lettera “urbana” della Celentano e la responsabilità di Napoleone

24 Gennaio 2024 0 Di Lidano Grassucci

Non ho mai amato l’urbanistica che sta alla politica come la ragioneria alla vita. Non mi piace anche perché non credo che Venezia, nella sua grande bellezza, abbia sottostato a piani regolatori, permessi a costruire. Venezia pensava alle spezie nel mondo, ai viaggi, ai libri e per questo “serenissima” dominò i commerci nel mondo. Cerco di rendere gentili con questa mia modesta prosa lo squallore di una guerra di carte, cartine, permessi e dispetti di cui, da uomo, ho ribrezzo. Il sindaco di Latina, Matilde Celentano, prende carta penna e calamaio e scrive. Dice quel che crede e sono casi suoi, ma essendo, a tempo perso, cittadino di questo posto dico la mia sulla sua nota (che riporto per intero in calce). Napoleone combatteva per la grandezza della Francia ma si assumeva anche gli oneri di Luigi XIV, della Rivoluzione, e non diceva di “condividere” le condotte di battaglia, si assumeva la responsabilità della guerra. Si elesse a capo dei francesi ma mai citò le colpe di altri e non parlò di come dare le regole a chiacchiere: fece un codice che prima adottò e poi ne fece reggimento per la vita civile senza previa conferenza stampa.

In Comune nulla è “ascrivibile alle passate amministrazioni”, tutto all’attuale, ma sempre. L’amministrazione eroga servizi oggi, prescindendo da quelli che ha erogato e quelli che erogherà. L’Atac non può dire a chi aspetta il bus che tanto è già passato quello prima, che domani ripasserà: deve farlo passare ora che serve. Celentano è responsabile di Coletta, di Zaccheo, di Di Giorgi, di Finestra, di Corina, di Mansutti, di Redi fino a Bassoli e pure prima e se serve pure di quel che fece prima ancora il Vescovo di Velletri.

La lettera, mi sia consentito, è come dire “farò” il bravo. Ma a noi, ai cittadini, non servono bravi ma una città normale senza mostri per sempre, senza chiacchiere a vanvera sui metri di distanza dal fosso.

Se fossi stato sindaco? Avrei messo la fascia tricolore e aperto i negozi, dato la mano ai lavoratori e dichiarato: “possiamo pure aver sbagliato che è umano, ma qui tutti, tutti, siamo gente per bene”. Sarei andato da Globo e fatto uguale e se qualcuno mi contestava le regole urbane, avrei cambiato quelle regole in nome di regole umane. L’urbanistica non sono le tavole della legge, ma è un abito da cucire sulla misura dei bisogni, farne

Io credo e l’ho scritto pubblicamente che Matilde Celentano sia una persona per bene, Damiano Coletta sia una persona per bene, gli impiegati comunali siano gente per bene, che questa sia una città seria, di gente per bene, e se c’è chi pensa male, male ha fatto.

Fermo restando che non condivido nulla di quel che fa la Celentano e nulla ho condiviso di quel che ha fatto Coletta sperando che arriverà di meglio. Ma non conta il meglio ma chi vince e quindi continuerò a fare sto sporco lavoro di dire la mia nel senso del buon senso.

 

 

NOTA DEL SINDACO 

Il recente intervento deomll’Autorità Giudiziaria in via del Lido, che ha portato al sequestro di tre strutture commerciali di medie dimensioni pronte per ospitare altrettante attività, impone una seria riflessione a chi, come me, nella veste di sindaco, è chiamato a coordinare l’azione amministrativa della maggioranza politica che ha il compito di guidare la città. Non essendo la prima volta che si verifica una circostanza del genere, valga l’esempio della megastruttura commerciale inutilizzata da anni sulla statale Pontina, e benché quell’intervento e quello più recente in zona Q3 siano ascrivibili al lavoro di precedenti amministrazioni che nulla hanno a che fare con quella attuale, ritengo sia giunto il momento di ristabilire il corretto ordine delle cose in materia urbanistica, commerciale e di gestione amministrativa in generale. È compito istituzionale di una amministrazione dare risposte certe alla comunità pianificando tutte le attività, i programmi di governo e le procedure attraverso le quali dare corso alla realizzazione dei relativi progetti, e per essere coerenti con tale impostazione dobbiamo dotarci di opportuni strumenti e renderli armonici tra loro per renderli capaci di offrire certezze e sicurezza a imprese e cittadini. Si tratta di un punto di partenza irrinunciabile, che da solo vale la credibilità del messaggio che l’amministrazione ha l’obbligo di trasferire al mondo delle imprese e del commercio, ai quali è doveroso assicurare chiarezza dei programmi, trasparenza nelle procedure, semplicità degli iter burocratici e certezza delle regole e del diritto. Soltanto così coloro che sono intenzionati ad investire le proprie risorse sul territorio di Latina potranno essere incoraggiati a farlo, scommettendo sulla nostra nostra affidabilità e su quella dell’intera città e contribuendo alla creazione di nuove opportunità di lavoro, all’offerta di nuovi servizi, di nuove opportunità di sviluppo e di ricchezza per la nostra comunità. Ho già pianificato una serie di incontri con gli assessori all’urbanistica e alle attività produttive insieme ai rispettivi dirigenti, con il Direttore Generale e con il Segretario generale perché intendo fermamente, previo confronto con la maggioranza che mi sostiene, dare una risposta chiara e precisa a tutti sulle intenzioni di questa amministrazione e sulle sue capacità di affrontare le problematiche che si presentano e sulla capacità di mantenere gli impegni assunti con i cittadini. È con questo spirito che nella mia veste di garante delle procedure amministrative ho già iniziato, di concerto con gli uffici, a far sì che le procedure siano condivise e oggetto di confronto, come è accaduto nel caso della ex falegnameria concessa in uso alla Facoltà di Medicina, un atto che poteva essere evaso con una semplice determina dirigenziale piuttosto che con una delibera della Giunta e che invece abbiamo sottoposto al dibattito e al voto del Consiglio comunale. Dobbiamo restituire a tutti fiducia nelle istituzioni, perché è soltanto attraverso la fiducia che si può alimentare il senso di appartenenza ad una comunità”

Matilde Celentano, sindaco di Latina