Latina, la città che si vuole laureare ma non si iscrive

Latina, la città che si vuole laureare ma non si iscrive

4 Giugno 2024 2 Di Lidano Grassucci

Mio padre in fondo aveva anche ragione a dir che la pensione è davvero importanteMia madre non aveva poi sbagliato a dir: “Un laureato conta più d’un cantante”Giovane e ingenuo ho perso la testa, sian stati i libri o il mio provincialismo

Francesco Guccini, l’avvelenata

Eccola Latina che si vuole iscrivere all’Università da 30 anni e non si laurea mai. Una cosa incredibile sempre a dove farla l’università (centro o campus?) ma mai su che studi seguire.

L’università da noi è questione di immobili, di spazi, la nostra università non è di Fisica ma fisica, non è architettura ma gestione immobiliare.

Va tutto bene ma una volta per tutte dovremmo decidere di frequentarla questa università. Quanto professori dell’università pontina sono stati eletti in Consiglio comunale? Quanti scelti come assessori? Quanti invitati a dare consigli? L’università qui non è la carne degli insegnanti e degli studenti ma i calcinacci dei muri. Ogni spazio “ex” è diventato universitario: ex distretto militare, ex campo profughi, ex granaio (mattatoio), ex garage Ruspi, ex Banca d’Italia- Ogni cosa che fu diventa posto per studiare, cosa è marginale. Tutto giusto ma sarebbe il caso di cominciare a parlare, non di dove sta l’università ma a che facoltà ci vogliamo iscrivere, che ricerche fare, e poi dove andremo a lavorare.

Dobbiamo non fare la Gabetti dell’Università ma diventarne studenti come comunità. E fare gli universitari significa costruire le biblioteche, aprire i teatri, avere centri sportivi d’eccellenza, dare spazi al tempo libero dei ragazzi, avere musei, pensare non alle nostalgie ma a nuove utopie. Non possiamo essere città del novecento e città universitaria, perchè la seconda lavora per domani, la prima muore della nostalgia di ieri di ex giovani.

Ecco, vogliamo fare di questa città una città universitaria? Iscriviamoci.