La mina

La mina

11 Settembre 2024 0 Di Lidano Grassucci

Viviamo su di una mina, il campo pare buono è che sotto ci sono altre radici, altre condizioni. Siamo responsabili al mondo, siamo alla ricerca del nostro viaggio anche quando questo sta per finire, per far zittire le cose nostre e inizierà un’era che non ci vedrà neanche comparse. La mina è dentro noi, sotto il campo, nell’anima.

La storia è del campo del podere di mia nonna dove c’era durante la guerra una batteria d’artiglieria che sparava lontano. Ragazzi, tutti diversi, che tiravano a ragazzi che stavano distanti non tanto diversi da loro.

Io sono arrivato dopo ma alcuni di quei “colpi” rimasero e pian piano la terrà li mangiò, da colpi destinati al cielo si fecero mine nascoste nel profondo. Noi ci giocavamo sopra, ci piantavano il grano sopra. L’aratro nel tirò fuori uno, poi un altro. Vivevamo in questa terra sicura e fertile ora capivamo malata. Venivano i soldati a portare via i colpi fatti mine. Io capii così che nulla è certo, nulla sicuro e anche io stesso sono in precario. Un passo falso e boom… sei del cielo. Tempo a tempo, così dovevo scegliere che fare di questo certo vivere ora che sapevo il rischio in me di saltare in aria. Il campo si preparava al grano, era piena di marrone la terra, grassa, con dei lombrichi cicciotti che le davano aria, e le piante si facevano alte. Zio Tony coltivava clandestino il clinton.

Sotto le radici la mina eppure si andava e nessuno diceva di non andare.

La mina? Raccontai ai miei cugini che non era cattiva se lo fosse stata non eravamo lì a parlare della mina ma schegge nel terreno bagnate di sangue. Raccontavo che era solo un razzo che si era stancato di volare e era venuto al podere a dormire che se lo sapevi ascoltare si faceva come un fuoco artificiale tale e quale quello della festa della Madonna.

Non era cattiva la mina, tanto che anche a cantare ci avevano messo una mina.

La mina è la possibilità che dopo una guerra che equivale alla vita incontri non schiva una festa della Madonna dove lanciano un razzo che voleva solo dormire.

Lo raccontavo e mi pareva di toccare la jmmaginavo il soldato che non sparò il colpo per uccidere ma lo lascio per i fuochi della festa e per me, per dirmi, che ogni cosa, qualsiasi cosa ha un senso e non devi avere timore, ma guardare i mille colori.

Fecero una bella festa, la rammento ancora, la polvere da sparo era di una mina e il giradischi cantava una canzone di Mina, come una mina.

Ora che ci penso fu la mina ad insegnarmi che ogni cosa è del suo precario ma il precario è la cosa più definitiva possibile perché stiamo tutti su di una mina.