Quella paura delle donne, intorno ai femminicidi
28 Ottobre 2024Leggo sempre più spesso di violenza dentro i rapporti tra uomini e donne, di femminicidi. Sempre più spesso e sempre più giovani le vittime e i carnefici. Sempre più cruente le modalità. Siamo animali sociali e quel che accade agli altri non è strano rispetto a noi, ma ci riguarda. Siamo una società dove è saltata la “soglia del dolore”, quel punto in cui ti rendi conto che fai male e ti fermi, ti blocchi. Siamo in un cartoon dove non si muore e non si vive, si possiede. Tutto è il suo rischio non la sua nobiltà.
Possediamo l’automobile e ne siamo gelosi, possediamo i cani e i gatti e li iperumaniziamo, l’umano lo trasferiamo in un limbo dove non vivendo, non si muore. E muore il rispetto, il sentire la differenza come ricchezza e non come paura. Quel pensiero al femminile non è un errore del mio maschile, ma la soluzione al divenire.
Poi, con il senno del poi, si cerca di porre rimedio a quello che rimedio non ha. Possediamo perché abbiamo la possibilità di vita o di morte che era teorico, ora si fa reale. La donna è vittima di ossessioni: le religioni hanno quasi sempre degli altissimi impegnati non a creare ma a vestire il femminile a celarlo, loro che lo hanno creato il creato nudo.
Hanno, le religioni, un Dio creatore che non vuole far leggere le donne per il terrore che quel loro capire renda l’onnipotente solo un imperfetto impotente bisognoso di amare e non ha mai capito su quel che stava a fare.
Vestire il femminile, cercare di escluderlo per evitare quel pensiero traverso, lunare, originale che hanno le donne che del mondo non sono creature ma creatrici.
Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d’etterno consiglio,
tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti sì, che ’l suo fattore,
non disdegnò di farsi sua fattura.
Nel ventre tuo si raccese l’amore,
per lo cui caldo ne l’etterna pace
così è germinato questo fiore
Dante, Paradiso canto 33
Questo ci fa arcigni e violenti, ci fa assassini di madri, di spose, di compagne, di sorelle, della vita stessa che perdiamo ogni giorno e di cui abbiamo invidia per chi la può o l’ha generata.
Ogni cosa di noi è quella madre che nel suo affiancarci ha dato quel che poteva e mancato dove non sapeva. La violenza è figlia dell’impotenza, come l’amore è figlio del mostrato amare.
Servirebbe solo sentire rispetto, per averne di rispetto e dare agli altri sempre e solo il dono della libertà che è l’unico modo per vivere ogni scelta di vita.



…mi preoccupo, oggi è la seconda volta che sono d’accordo con te…ottima riflessione…👏👏👏👏👏