Cesare Bruni ricorda il 4 novembre
31 Ottobre 2024Il 4 Novembre 1918 si concludeva vittoriosamente la guerra iniziata il 24 Maggio 1915. L’Italia entrava a Trento, Trieste, Pola, Zara. Con il 4 novembre, giorno da allora semplicemente indicato come la Vittoria, l’ideale risorgimentale dell’unità della Patria, era raggiunto, tant’è che a ragione si può definire la Grande Guerra come la quarta guerra d’indipendenza. Il valore morale, materiale ed etico della prima guerra mondiale è immenso e si può pacificamente sostenere che segno’ simbolicamente la nascita del moderno popolo italiano. Il Risorgimento, per quanto sentito, non vide il coinvolgimento di tutto il popolo italiano e neppure di gran parte di esso, per cui fatta l’Italia andavano fatti gli italiani. E gli italiani come popolo nascono nelle trincee e nei sacrifici della Grande Guerra. Entrati nel 1915 ancora come piemontesi, lombardi, veneti, sardi, laziali, campani, siciliani, etc, ne uscirono nel 1918 come un unico popolo. Con la consapevolezza di essere un unico popolo. La sconfitta di Caporetto, entrata nel nostro lessico per indicare un’ umiliante disastro militare, per la precarietà e la giovinezza della costruzione statuale italiana, avrebbe potuto segnare la fine del sogno unitario. Al contrario invece, fu in questo momento critico che gli italiani reagirono con un’unità mai registrata prima, e neppure dopo, nei momenti di crisi della Patria . Si può ben dire che la sconfitta genero’ il popolo italiano. Fu l’unica guerra nella quale gli italiani furono tutti dalla stessa parte. Per alcuni versi il Risorgimento fu anche una guerra civile, così come durante la seconda guerra mondiale vi furono italiani contro italiani. Nella prima guerra mondiale, invece, gli italiani combatterono e morirono tutti da una parte sola, quella della Patria. Corsero a difendere l’Italia non solo gli italiani del regno ma anche gli irredentisti istriani, fiumani, dalmati , trentini, Giuliani e persino i ticinesi. Ogni famiglia dei vecchi italiani, nessuna esclusa, diede i soldati alla Patria e vide i nostri nonni e padri partecipare alla guerra. Fu, anche, la guerra più sanguinosa e crudele dell’Italia unita, con i suoi 650000 caduti e oltre un milione e mezzo di feriti e mutilati. Essa segno’ in modo indelebile la nostra storia e quella dei soldati e delle loro famiglie, divenendo parte importante ed integrante dell’identità nazionale italiana. Del resto basta pensare che in ogni città’, paese, contrada italiane due cose si trovano sempre con certezza: la Chiesa ed il Monumento ai caduti della Grande Guerra, con i nomi dei concittadini caduti per la Patria. In una storia come quella italiana, costellata di date simbolo che spesso dividono, il 4 Novembre è invece una ricorrenza ed una memoria che unisce. Essa rappresento’ anche il massimo risultato raggiunto nel processo di ricongiungimento delle terre e delle popolazioni italiane disperse che noi chiamiamo Risorgimento. Non fu il completamento totale perché rimasero escluse terre e genti italianissime come la Dalmazia, la Corsica, Nizza, ma fu comunque la realizzazione dell’ideale di generazioni di patrioti. Per tutto questo complesso di motivi e’ un dovere preciso per gli italiani ricordare ed onorare il sacrificio dei Padri. Non solo quelli metaforici e spirituali ma anche quella dei propri avi familiari giacche’ in ogni famiglia vi sono combattenti della grande guerra, che diedero all’Italia la sua unità morale e materiale. Il 4 novembre non è, quindi, una ricorrenza qualsiasi a ricordo di una guerra vinta ma è La Riccorrenza Nazionale per eccellenza perché è simbolicamente l’evento fondativo della moderna Italia e del moderno popolo italiano. E questo a maggior ragione a Latina e nell’Agro Pontino. A parte le terre ove si svolsero gli eventi bellici, la nostra zona è quella ove i simboli ed i segni della Grande Guerra sono più presenti e rendono il legame tra quest’ultima e la nostra terra unico ed insostituibile. La bonifica fu in gran parte realizzata dall’Opera Nazionale per i Combattenti sorta nel 1917 con la promessa di dare a guerra finita la terra ai contadini, che costituivano il nerbo dell’esercito italiano. Con l’appoderamento e la nascita di Littoria, che nel suo stemma aveva l’elmetto Adrian ed il moschetto della grande guerra, peraltro, si creo’ una situazione singolare che vide qui, in proporzione, la massima concentrazione in Italia di ex combattenti poiché per avere assegnato il podere occorreva che vi fosse in famiglia un combattente. Fu così che la popolazione di una città che non esisteva durante la grande guerra fu per un periodo composta quasi esclusivamente da ex combattenti. I nostri Borghi, poi, portano i nomi dei luoghi del sacrificio dei soldati italiani. San Michele, Faiti, Sabotino, Grappa, Carso, Bainsizza, Montello, Piave, Isonzo, sono impressi nell’identita’ nazionale e locale del nostro popolo. E nell’Agro Redento, nelle sue città e nei suoi Borghi, basta fermarsi a guardare per vedere i segni del ricordo della Grande Guerra come le targhe marmoree del Bollettino della Vittoria del gen. Diaz che campeggiano in tanti palazzi di fondazione.
Proprio per tutto questo complesso di ragioni nazionali e locali, onorare i nostri Padri, ricordare i nostri soldati e‘ un preciso dovere storico e morale per ringraziarli dell’Unita’ e dell’amore per l’Italia che ci hanno donato con il loro sacrificio.
Cesare Bruni



