Cosa è la Storia nelle mie storielle e l’erudizione di cronologie

Cosa è la Storia nelle mie storielle e l’erudizione di cronologie

7 Novembre 2024 0 Di Lidano Grassucci

La storia siamo
noi, nessuno si senta offeso,
siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo.
La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso.
La storia siamo noi, siamo noi queste onde nel mare,
questo rumore che rompe il silenzio,
questo silenzio così duro da masticare.

Francesco De Gregori, La storia siamo noi

 

 

Ma cosa è la storia? Io mi innamorai avido dei racconti dei vecchi che parlavano con una lingua antica di cose che parevano accadere dalle parole stesse. Storie bellissime di bestie da bestiario, di gatti che avevano non stivali ma calzini, di miracoli, di lupi mannari, di spiriti e fantasmi che facevano meno paura della guerra combattuta. Decisi che questo mi piaceva: il racconto, la caccia alle storie. Così cominciò, mi feci cacciatore di storie e non badando alle grandi storie ma alle piccole nella grande storia.

Ho sentito mio padre raccontare di quando andò dal Papa a recitare la via crucis era il 1950 e lui faceva il soldato romano pentito di aver ucciso Cristo nostro Signore. Così un uomo di un piccolo posto, un uomo che parlava al bar di donne inventate stava al centro del mondo a recitare la più grande storia di questo mondo. Papà stava nella storia, lui che non era pentito, lui con gli occhi azzurro mare che pareva solo un uomo. Mi raccontò con orgoglio e io con orgoglio mi sono sentito figlio di un eroe, uno che stava nei Vangeli, ma vestito da soldato romano seppur dimesso. Poi mi raccontò del suo cavallo, della fuga per salvarlo da tedeschi affamati e la cicatrice per sempre sopra lo zigomo e capii la Resistenza.
Il rigore, poi, me lo diedero quei severi professori a Roma che forse non sapevano nulla delle piccole storie ma tutto di quelle grandi Renzo De Felice, Gabriele De Rosa che erano curiosi, diversi da me, ma maestri. Così come quel maestro Silvio Sacripante che del rigore dei miei maestri all’ università ne aveva poco, ma amore tanto a farci inventare di Garibaldi che incontra un Re, repubblicano e rivoluzionario che sceglie l’Italia anche se gli paiono troppi i lacchè intorno al Re.

La storia non è gelido scritto su righe fitte di libro è sangue caldo che bagna la terra di Croazia, gli altipiani di Asiago e… Vennero i fascisti a chiedere a nonno di cambiare colore della camicia, ne avevano di tutti colori ma tutte nere, nonno disse “campo de Lu me” e resto’ col suo colore rosso come certi tramonti di autunno in questa terra fatta di acqua ferma.
La Storia è tutte queste storie e me lo hanno insegnato in francese, nei LES Annales, dove rigorosi professori pesavano il peso delle piccole storie come le mie nella grande storia.
Napoleone porta la Forza di Francia nel mondo ma cosa pensa a Waterloo la guardia quando capisce che lì, quel giorno, muore il sogno giacobino e pure lui, lui guardia nella guardia
Ecco cosa è la storia non parrucche imbalsamante.
Il professore Gabriele De Rosa mi spiega in un luglio torrido che quel giorno l’8 di settembre del 1943, tutti andarono via da Roma ma non dei ragazzi alti ma tristi. Scappavano tutti, loro no. Si distesero a terra e aspettarono la morte, ragazzi di 19 anni con ufficiali di 20. Le donne di Roma si misero a pietà, figli come i loro figli lontani, gli portarono da mangiare e gli uomini presero i fucili da caccia, le pistole della prima guerra mondiale e andarono lì. Poi qualche carabiniere con la carabina e i lanceri di Montebello che non sbandavano. Ne morirono in mille, l’Italia nuova nasceva li.
Professore ma perché ci racconta questa storia? Lui rispose: perché ho fatto il Granatiere. Anche io ho fatto il Granatiere.

La storia? Ho cercato di dirvelo, altro? È erudizione di cronologie.