La mamma araba e il grido al suo bimbo in italiano
12 Novembre 2024Del bel paese là dove ‘l sì suona
Dante. canto XXXIII dell’Inferno
Mi fermo al bar Poeta, pieno centro a Latina. Cammino indaffarato, mi sono dimenticato che debbo prendere qualcosa per correre per il resto del tempo che ho.
Entro, fa fresco. Sono l’unico italiano e per fortuna ci sono loro le persone che sono di ogni parte del mondo, indiani e indiane seduti al tavolo a prendere il caffè, a servire ragazze dell’est.
Fortuna che ci sono loro, ecco c’è un altro italiano è con un ragazzo indiano e ridono in italiano.
Boh, non capisco cosa voglia dire immigrato in un posto come questo in cui nessuno non lo è. Ordino il caffè che viene? Ora che ci penso è immigrato pure lui dall’Etiopia o dal Brasile, ma certo non è di qui.
Cerco puri, poi mi guardo allo specchio faccia da cispadano in testa setina e mani graziate alla sorte contadina.
In Tv, c’è un grande schermo nel bar, dicono che Trump organizzerà un esodo dal suo posto a non so dove. Mi dispiaccio per lui e per la solitudine a cui è destinato. Qui preghiamo un Cristo che era ebreo, aspettiamo la pioggia che viene dall’oceano oltre il nostro mare ed emigra pure lei.
Qui, io che odio i crucchi, avevo una bisnonna d’Austria e di puro non ho niente nell’amore del credo a Marx che oltre ad essere tedesco era figlio di Davide.
Garibaldi fece l’Italia ma si fece francese la sua Nizza, che, però, sempre a due passi da Sanremo resta e quel mare non sai se è riviera o costa, ma sempre mare è.
Sono un vecchio signore pure male in arnese, ma mi inorgoglisco a sentire ragazze con la faccia cinese che si scambiano battute in italiano, una mamma araba perde il controllo del suo bimbo che corre come una trottola e lei grida impaurita: “Dove vai, fermati. Vieni qui”. Lei, la mamma, per salvare il figlio ha usato la lingua del si. Dici di dove è? E’ della lingua che ha usata per amore. Il resto? Ignoranza



…diccelonpo’…😎