Monsignor Paglia presenta “destinati alla vita”, in sala San Lidano a Latina

Monsignor Paglia presenta “destinati alla vita”, in sala San Lidano a Latina

4 Dicembre 2024 0 Di Lidano Grassucci

Dite ai giovani che il mondo esisteva già prima di loro, e ricordate ai vecchi che il mondo esisterà anche dopo di loro
Paolo VI

 

Elisabetta De Marco  e Liliana  mi chiedono a nome dell’associazione “Amore per la vita” di moderare il confronto sul libro di monsignor Vincenzo Paglia dal titolo “Destinati alla vita”. Si tiene nella sala San Lidano della curia di Latina. Non vi nascondo che ci sono rimasto un poco: perché io che non ho il dono della fede. Perché io che sono figlio delle ragioni e meno delle anime.

Lo so bene, lo rammento bene per via di quelle cose che si incastrano nella vita e la ragione non le spiega ma ci sono. Iniziamo dalla sala dell’incontro è dedicata a San Lidano, il santo che fece cristiana la mia gente (la gente di questa palude) poco dopo l’anno mille ed io porto il suo nome, come mio nonno, come suo nonno, indietro fino all’anno 1000 o giù di lì. A Latina non c’è nulla di altro dedicato a Lidano, Santa Romana Chiesa ne sa certo più del diavolo visto il rapporto con il suo contrario.

Poi, poi vi sto parlando di una “cosa” legata al tempo, al tempo che passa ed è passato anche per me.

Insomma in una sala con il mio nome si parla del mio tempo e non mi par poco.

Il libro di monsignor Paglia parla di vecchiaia di fine vita. Una chiave di lettura spirituale del finire del tempo di ogni uomo, lettura rara visto che ci occupiamo tanto del corpo poco dello spirito. Visto che crediamo soltanto in quello di cui abbiamo verifiche presunte oggettive che, di per se, escludono l’eccezionale della unicità di ciascuno.

Confesso di aver avuto una educazione rigorosa e cattolicissima da mia nonna che dire pia era dire poco, che conosceva i riti ma anche il loro senso. Sono dentro quei valori, non posso fare altrimenti, coincidono con tutto il mio vivere ma non credo “ad una vita che non finisce mai”, alla “resurrezione della carne”, credo però che l’anima al suo finire deve avere la cura dell’animato e delle altre anime per il senso di questo viaggio che resta un mistero

“La resurrezione dei morti è una buona notizia, sorprendente e consolante, per tutti. I defunti abitano su quel monte alto – profetizzato da Isaia – ove il Signore ha preparato un banchetto per tutti i popoli”

“Aspetto la resurrezione dei morti che verrà”, e questa è Fede a cui non mi permetto di chiosare, ma nella attesa in vita credo che il tema della speranza sia il tema centrale.

Ho assistito i miei nel passaggio, intendo i nonni e i genitori, non credo alla resurrezione dei morti ma, confesso, ci ho (ci) spero. Parlare di nuovo con il mio mondo e con tutto il mondo mi consola, mi aggiunge, perché non credere. Nonna mi diceva che saranno proprio vivi i morti, e saremo tutti vivi, un mondo bellissimo affollatissimo… a ha un nome un paradiso.

Mi scuserete queste suggestioni ma anche a chi ha le ragioni servono le speranze, la vecchiaia è tempo di sperare

Diremo forse un giorno: “Ma se stava così bene…”
Avrà il marmo con l’ angelo che spezza le catene
coi soldi risparmiati un po’ perchè non si sa mai,
un po’ per abitudine: “eh, son sempre pronti i guai” .
Vedremo visi nuovi, voci dai sorrisi spenti:
“Piacere”, “E’ mio”, “Son lieto”, “Eravate suoi parenti?”
E a poco a poco andrà via dalla nostra mente piena:
soltanto un’ impressione che ricorderemo appena…

Francesco Guccini, Il pensionato