Avidità di parole
14 Dicembre 2024Era così, un ragazzo un poco preso dal pensiero di un pregresso mondo che conosceva solo lui e lo cercava. Così leggeva anche le istruzioni che stanno scritte sulle scatole di cartone che contengono i biscotti, leggeva le storie scritte sulle barre di cioccolata così sottile da essere più sottile della confezione. Oltre alla carta c’era la stagnola e solo dopo il cioccolato. Ma lui non pensava al dolce ma a quelle storie scritte in poche righe. Poi leggeva il calendario di Frate indovino, di Barbanera . Insomma, leggeva i cartelli stradali, i manifesti sui muri e i fogli di giornale che, ogni tanto, il vento portava lì, perché non camminava molto, e vedeva di meno fuori da quel guscio di un mondo piccolo, piccolo. Leggeva, leggeva in quel miracolo che aveva scoperto di trasformare i segni sui fogli in immagini vere nella testa. Si sentiva una sorta di dio creatore, ma in piccolo. Piccolo, piccolo…
E così cominciò a scrivere dalla parte non stampata delle scatole, degli incarti e a Natale all’ interno del cartone del panettone. Scriveva su ogni carta per avere un carteggio da ritrovare. Aveva una grafia brutta che diventava un filo lungo lungo, senza alcuna elevazione o depressione, banale linea. Ma si capiva lui e questo era
Poi serviva la carta per accedere il camino durante l’inverno lungo e quelle storie si sono perse. Ma forse doveva essere così per fare di quella follia un atterraggio nel reale, nella storie e ora di quel delirio restava il riscontro che trova chi invera delle premonizioni, chi ha le visioni. Perché esistono in noi delle premonizioni ed era scritto quel che diventa al tatto senso, e il senso è tangibile. Il foglio era bianco candido, non trovato dal caso del delirio ma cercato e scritto fitto, fitto.
Ma cosa avrebbe scritto? Una vita, cosa altro si può scrivere. Ogni romanzo ha una vita dentro ed è figlio di storie scritte su carta di giornale che ha acceso il camino.


