Cattiveria, un Papa che si domanda perché loro e non io

Cattiveria, un Papa che si domanda perché loro e non io

26 Dicembre 2024 0 Di Lidano Grassucci

Il Papa va in carcere e dice: ogni volta che entro in carcere mi chiedo perché loro e non io.
Potente davvero, forte. I preti le carceri, nel corso della storia, le hanno riempite, ed hanno amato roghi e spada, ma… Inutile, stanno avanti ai tempi presenti sempre perché conoscono i tempi passati, la storia, la loro cattiveria.
Il capo dei preti lo dice con accento spagnolo e questo lo rende urbi et orbi
Perché loro e non io? Tutti possiamo sbagliare e abbiamo sbagliato e chi è ferito non era l’ unico errante. Chi non è stato malvagio davanti al bisogno, alla paura del prossimo? Il Papa è figlio di una storia di 2000 anni e più in cui anche lei non ha pensato umano pensando che i cattivi potevano essere uccisi nel nome della bontà e quindi sparire, non accorgendosi così che la bontà si faceva il suo contrario: cattiveria che quindi non spariva .
Perché loro e non io? Ecco la domanda ogni volta che non mi accorgo che la pietà cerca nell’ errore il proprio errare. Non ho fede nell’ altissimo, ma ho fede nel mio prossimo che sento “prossimo” in quella lealtà che è l’ umana vicinanza. Non credo di essere buono, credo che nel cattivo siamo tutti complici ma se prendiamo consapevolezza della osservazione del Papa il male perde terreno non scomparendo mai. Siamo destinati ad un nero buio, nero nero, ma fino ad allora abbiamo la possibilità di giochi bellissimi di luci se restiamo veri e non illusi. Restare coscienti di essere presenti alla lealtà verso la vita e i suoi incroci.
Sbagliare non è esclusiva dei cattivi, avere ragione non è esclusiva dei buoni, perché noi siamo solo umani.