Il senso della Befana
4 Gennaio 2025Trovo nel web questo mondo incredibile che non “dimentica” mai e incrocio un pezzo sulla befana mi trovo d’ accordo con il pezzo, molto d’ accordo. Mi accordo poi che lo avevo scritto io. Insomma ero, e non mi capita spesso, d’ accordo con me. Perché parlavo del mio sangue cispadano nel mio corpo Lepino che ha nella befana una sintesi singolare, originale. Lo ripropongo così come era prima del tempo di Babbo Natale con l’ unico rammarico che i regali della Befana arrivavano il giorno ultimo delle vacanze di Natale e si poteva giocare solo poche ore.
La Befana viene di notte con le scarpe tutte rotte, è vecchia, è che nessuno la vuole. È il vecchio che va via lasciando la sua “eredità”, è una strega eretica che, come strega eretica, finisce al rogo. E l’eresia è un bacio, un amore per amore, e anche l’amare il figlio davanti alle pretese del curato, del re o del saraceno. Nell’agro pontino stanotte bruceranno la vecchia quelli di cultura cispadana, gli altri cercheranno i dono dei ricordi nel tempo andato.
Da noi, qui in questa matria, era la befana a contare che “babbo natale” era sempre altrove a lavorare, forse in un Polo Nord che era la palude o solo la fatica. Tutto il tempo delle feste non valeva questa festa, ma era l’ultima e con i giochi quasi non ci potevi giocare, li dovevi solo ammirare che la felicità era peccato. La Befana è madre, nonna, comunque donna e qui le donne contano, fanno e disfanno e modificano il mondo nell’eresia che ha il dolore, e l’errore, del troppo amore. Si capiscono i popoli per le radici profonde, per quello che fanno ricordando i gesti e non più le ragioni. Madri eretiche, custodi segrete di alchimie che erano prima di Cristo oggi dentro la sua pietà.L
La mattina ti alzavi e avevi gli occhi sgranati, la befana era così lontana da essere attaccata a te, e non la cercavi meravigliato dal regalo. Ma? Ma come nella vita il bene del passato è dolore e va bruciato, la gara tra i poderi cispadani del piano è sulla grandezza del fuoco, su come uccidere quella madre. Non si parla più qui in veneto o in friulano, nessuno ricorda che San Marco è il “padre” della Serenissima e libera Repubblica di Venezia, capace di misericordia nel suo Vangelo, ma di rigore e guarra a spada sguainata per difendere Fede e virtù della Repubblica. Ma quei roghi dicono al mondo che qui è terra ingenerosa, cattiva, ma di madri. Il dono della Befana, queste radici.


