I doni che fecero Latina e la città dei preti
8 Gennaio 2025A Latina quando nacque, sotto altro nome, le città italiane le fecero dono: Asti la fontana di piazza della libertà, Venezia il leone di San Marco di piazzale delle poste. Insomma l’Italia delle città vecchie, antiche, dava in dote a Latina una “storia” che non aveva. Ma Latina dimenticò presto di essere legata a questo cordone ombelicale e si fece bastevole di sé stessa negando l’idea stessa di essere città di città. Il leone di San Marco, copatrono della città, non è futurista, razionalista, ma simbolo di irrazionale fede, di occidente, di navigare per mare e commerciare con il Catai, è l’apertura di Marco Polo. A Asti fanno un palio dove si cavalca a pelo, tal quale come cavalcava mio padre, Gattino. In questi giorni ho ricordato i Re Magi nel dipinto di Cori, la madonna che allatta di Sermoneta, ma potrei dirvi degli archi di San Lidano, il santo che fece cristiani le genti di qua. Vedete che bello sarebbe ricordare le storie e non santificare una Storia falsa come una banconota da tre euro. Qui la storia passa e ripassa, solo che nessuno la riconosce ma tutti la usano. Latina ha bisogno di un sentire che altrui sentire riconosca e nella escluda. Insomma dobbiamo tornare alla generosità che gli avidi, gli avari.
Basterebbe riconoscere che i preti, che qui ci sono da millanta anni, dai tempi di San Paolo, di San Lidano, che hanno disegnato una diocesi che recita: Latina, Terracina, Sezze e Priverno. Questa la risposta.



Che bel pezzo. Grazie.