La radicalità del classico letterario intorno a Marx

La radicalità del classico letterario intorno a Marx

9 Gennaio 2025 0 Di Lidano Grassucci

Esiste una radicale potenza che origina le cose? Mi imbatto in Alberto Asor Rosa per gli accidenti della vita. Lo ascoltavo leggendolo al tempo in cui pensavo che sarebbe stato nuovo il mondo e che sarebbe stato rosso. Era Marx la mia idea di un mondo che per essere compreso dovevi andare alla radice delle cose, nelle strutture e non dovevi farti abbagliare dalle sovrastrutture. Radicalità della comprensione: leggo Asor Rosa random e trovo che mi ritrovo nella ricerca maieutica della radicalità del classico. Dice non capisci Apollo se non sai di Dionisio, non capisci Calvino se non hai la radicalità di Dante che parlando del piccolo di Firenze dice della grandezza del mondo e Pasolini è radicale nel sottoproletariato di Roma ma letto nella terra mossa dall’ aratro nel suo Friuli. Esiste nella letteratura una “originaria” necessità di dire di un’ altro racconto che cambia i precedenti, li sconvolge, li travolge e poi ti trovi diverso. Calvino cerca nella dimensione dell’ impossibile urbano ogni dimensione possibile di città
“Qui si tratta del tempo, che continua a ripercorrere una traccia che ha già percorso. Potrei dunque definire come tempo e non come spazio quel vuoto che mi è parso di riconoscere dell’avversario”, Italo Calvino, Ti con zero
Vedete cosa è radicale, classico, scrivere differente da prima spostando lo spazio e il tempo. Ulisse dice che il tempo sta nel viaggio e non piu’ nell’ eroe costretto alla battaglia. La battaglia si allarga, allunga e trova un fato che sbatte le navi nel mare e non più le sorti di Achille ed Ettore nella sfida
Classico, radicale. Sicuramente.
Pier Paolo Pasolini conosce l’ ordine contadino del cattolicissimo Friuli, conosce il culto latino della madre che lo pervade, ma entra e racconta di ragazzi di vita, di mamma Roma, di baracche che stanno distanti spazi e tempi infiniti dai suoi casali. Ragazzi nei loro corpi non nella loro anima. Radicale classico, andare in fondo arando il terreno del tempo con Calvino, arando il terreno dell’ umano senza umanità della periferia di Roma, di una Roma già post industriale.
Corro per capire come si fa a non vedere che non era diverso l’isolamento di Renzo e Lucia, e don Abbondio cerca di tenere a ti con zero il tempo, fermo per salvare la sua mediocrità servile.
Così comprendo il ti con zero del capire la letteratura italiana che è sopra, accanto, persa nella letteratura europea. Le strutture sono il dire oltre il silenzio nel rumore che si trova tra le mani Machiavelli e Guicciardini che parlando di potere in un momento ti con zero “creano” la politica per sempre.