La scelta di Luca, le riflessioni del dopo

La scelta di Luca, le riflessioni del dopo

18 Gennaio 2025 0 Di Lidano Grassucci

Lo scrivo, sedimentato, dopo averci pensato. La Chiesa di San Marco è piena, ci sono tanti ragazzi quasi tutti insieme in un lato verso l’entrata. Poi autorita’, leader del suo partito, militanti, dirigenti e la gente, anche persone che si sono sentite di esserci. Luca Palmegiani ha deciso di “rompere una gabbia che l’ opprimeva”, noi qui a chiederci di capire quello che ha portato ad andare via. Ci facciamo tutti domande razionali, ma la vita e il suo finire non sono mai tali sono figlie del fato dei greci, della volontà divina dei credenti o della combinazione di particelle piccole, piccole, ancora di più di quelle che immaginiamo o sono stringhe che ciascuna ha la sua dimensione in nessuna dimensione.
Sento il sacerdote che racconta la sua consolazione nella speranza della “cristiana esaltazione della vita”, non ho di queste certezze ma certo aiutano. Poi ascolto le parole di Stefano Cardillo che dice della dedica a Latina di Luca durante la presentazione della tesi di laurea. Già la tesi che arriva come fai per uscire da un lungo corridoio stretto e lungo e arrivi ad un balcone da dove si vede il mare nel suo futuro. C’era tanta gente, ciascuno con le sue cose davanti a questo saluto e qualcuno pensava a perché non siamo mai capaci a leggere i silenzi.
Luca aveva, forse provo a dire, come i cavalieri medievali, corazza e lancia in resta, appariva come ardito di questa tensione che è la vita, sul cavallo pareva grandioso ma non abbiamo visto la pelle, il sangue, il cuore, il dolore che aveva sotto.
È stato un cavaliere della vita. Dobbiamo essere capaci di non guardare la tenzone dei cavalieri ma il loro bisogno di essere ascoltati come si fa con i bimbi.