Il Prefetto, la Shoah e gli ebrei senza invito
28 Gennaio 2025Scrivo come presidente dell’ associazione “la scelta per Davide, Latina amica di Israele”. Leggo le cronache delle manifestazioni ufficiali della giornata della memoria, la Shoah a Latina. Noi europei uccidemmo sei milioni di ebrei, poi polacchi, ucraini, omosessuali, testimoni di geova ma… Ebrei più di altri, con testardaggine più di altri e a farlo fummo anche noi, noi italiani. Leggo il resoconto della manifestazione della prefettura di Latina che si è tenuta al Ponchielli, leggo di un nostro ex militare che a 101 anni ricorda gli internati militari Italiani, bene benissimo ma…
Ma, leggo e rileggo, manca qualche cosa. C’è anche la deputata europea che, giustamente, dice la sua. Ma manca qualche cosa.
E’ come stare ad un pellegrinaggio alla Santissima senza Santissima, come parlare del dolore facendo testimoniare il venditore di zucchero filato. E’ come stare al cinema senza la pellicola.
Non ci credo, rileggo. Non c’è mai la parola ebreo, non c’è un ebreo che parla che testimonia, men che meno un cenno a Israele ma questo forse ci sta.
Eppure questa è la provincia che ha i paesi i cui nomi sono diventati i nomi delle famiglie ebraiche della comunità di Roma: i Sermoneta, i Terracina, i Piperno, i Maenza, i Sonnino.
Questa è la terra dove abbiamo mangiato insieme per secoli noi e gli ebrei e ci siamo diviso il pane, come fratelli (loro fratelli maggiori), i carciofi, la vita.
In quello che fu il ghetto di Roma ogni volta che vado leggo nella divinità della cottura del carciofo degli ebrei e la capacità dei miei contadini di farlo il più buono del mondo e nulla di simile è possibile.
A Sezze, la mia Sezze che iddio l’ abbia in gloria, c’è l’ unico cimitero ebraico nel Lazio fuori Roma. E si e trovato un ebreo a cui fare “ricordare” la Shoah, memoria di quell’odio. Mi direte e gli internati italiani? Certo che patirono, certo che furono eroi a mantenere il giuramento al re e a non essere spergiuri per Mussolini ma…
Ma ieri si parlava di altro, capisco che era scomodo eppure a Frosinone hanno chiamato a testimoniare gli ebrei della comunità romana, hanno dato voce alle vittime della Shoah non ad altro.
Qui a Latina no, come se andassero rimossi i “giudii”, come se dovevamo fare una cerimonia ma non dire della cerimonia.
Lo dico io: il 27 gennaio si ricorda il genocidio di sei milioni di ebrei da parte degli europei, gli stessi ebrei che in Palestina stanno difendendo la loro esistenza da chi non li vuole dal Giordano al mare, cioè non li vuole, da chi il 7 ottobre del 2023 ne ha massacrati a freddo a centinaia, ha violentato donne, rapito bambini.
Bisogna avere il coraggio di dire, se non lo si ha si deve avere il buon gusto di tacere.
Signor prefetto il 27 non era il giorno del ricordo degli internati di guerra italiani, era il giorno del ricordo della più grande infamia mai fatto all’ umanità e fu fatta al popolo di Israele. Così sono ne cose e la tristezza mi avvolge, una tristezza che fa paura. Una scritta è comparsa sulla piramide Cestia a Roma:
Se Israele avesse bombardato i treni per Auschwitz, vi sareste schierati con Hitler
Sarebbe stato bello sentire la voce di un ebreo a ricordare la Shoah.
Nella foto il rabino Di Segni in visita al cimitero ebraico di Sezze



Bravo Lidiano. Quando non si ha il coraggio di affrontare un discorso è perché si ha paura del confronto, e quando si teme il confronto è perché si sa di essere in torto. Sono i vermi striscianti e tremanti il grosso problema di questa Nazione. Testa alta. Sempre.