Latina, gli stati generali? Il bar unica speme
22 Febbraio 2025A Latina pensano, in pompa magna, agli stati generali della cultura. Bravi…
Ma la biblioteca?
Pensano che la cultura sia una statua, un edificio, un erudita.
Ma il teatro?
La cultura dove abita? A che civico? Chi la frequenta?
Mi capita di incontrare al bar due peripatetici, due che camminano per strada ciascuno per la sua strada. Non due sodali con me ma altro da me e stanno al bar a perdere il loro tempo, lusso di una eleganza estrema e parlano, senza titolo, senza titoli ma per vissuto.
Hanno letto la città come si legge un romanzo standoci dentro, letteralmente
Salvatore De Monaco e Maurizio Guercio… Distanti anni luce l’uno dall’ altro e tanto da me che sono altro.
Hanno avuto ruoli pubblici e vite private e parlano di una città che si perde nel suo sole, che è vittima non di vita ma di preconcetti.
La cultura non è coltura di erudizione ma è sentire creato tra una chiacchiera e l’ altra e ti scopri italiano, che per il crucco era solo “espressione geografica” in vero ci ha messo lo zampino il vermuth. Ti scopri rivoluzionario e lo zampino sapeva di vino. La cultura è che non capisci Dante e la scelta di inferi o paradisi se non conosci le chiacchiere da osteria e Firenze non faceva stati generali, ma vite individuali ed era capitale del mondo e non il capoluogo di Prato.
Di cosa parli ad uno stato generale? Qualcuno parlerà dell’ emergenza estrema di non avere una processione come hanno a Santa Rosa a Viterbo? Qualcuno parlerà della tristezza di non avere uno straccio di fantasma da cui maturare la paura di starci accanto magari sotto i portici quando gli altri stanno a dormire? O sapere che si dice che nei giardinetti tra i busti di Mazzini e Garibaldi qualcuno ha visto un secolare, il serpente grande come un Palazzo addormentato che si fa vedere ogni 100 anni e l’ ultima volta fu il 1932 ed ora tornerà per una festa in suo onore.
Ci vuole fantasia per fare poesia, per fare una statua che sappia parlare, una fede in cui sperare. E Salvatore sfotte Maurizio che ridono di me quanto io di loro e siamo tre ma ci sono almeno 9 modi di vedere Latina che nessuno avvicina
Passava il cispadano in bicicletta che cade per l’ ultima ombretta e il setino lo raccoglie raccomandando di non prendere mai il vino da solo ma sempre accompagnato da un’ alicetta, a vederli parevano come il viandante e il samaritano, parabola di Dio .
Questa è la cultura che le mie nonne erano di mondi oltre il mondo e se parlavano fitto non si capivano ma Sant’ Antonio era di Padova e papà per lui così si chiamava, così pregando hanno fatto una cultura che non c’è era nel sentire la speranza nella misericordia di un Santo francescano.
La cultura è il Vescovo che dice alla sua gente di pregare per un Papa dolente come si prega perché non sia la disperazione per dio, ma giunga l’ acqua a non far morire i carciofi nel campo, le vacche nella stalla
Per la cultura non ci vuole uno stato sia pure generale , ma tre amici al bar così diversi da pensare che domani sarà bellissimo


