Ciao Poeta il bar con la rima dentro
26 Febbraio 2025 0 Di Lidano GrassucciIl pezzo è pubblicato nella nostra rivista NeoLatina, lo ripropongo a futura memoria… Digitale
LA RIVISTA
Sarà un bar letterario, dice la delibera del comune di Latina. E mi pare che sia come fanno gli esperti di vino, i sommelier, che per descrivere il vino parlano di retrogusto, di spezie, di sottoboschi, di ribes e non si rendono conto che “di vino” è cosa di Dio e ogni aggiunta toglie e non aggiunge
Ma a Latina usano le parole a vanvera, in Comune poi.
Il bar si chiama “poeta”, con Dante, Foscolo, Sandro Penna, Alda Merini che ci sono nati dentro.
Non serve carta da bollo, la poesia sta nel bar stesso, in un angolo di Piazza del Popolo dove la gente passava per “fare i comandi”, disbrigare le pratiche della vita e si ferma per un caffè. La strada poi è dritta e senza curvare mai arrivi al mare o diritto sui lepini per la curiosità di vedere come si vede il cielo da la su.
Non dovevano aggiungere nulla i “comunardi”, dovevano solo pensare che di lì per andare nella sua Sabaudia c’è passato Moravia, e mille viandanti persi in mondi da scoprire.
Questo bar poi è il papà di tutti i bar, tutti figli di poeta sono i bar di Latina. Ora quale altra città ha bar con la poesia nel DNA? Ma bisognerebbe conoscere le cose del mondo per capirlo non imitare un mondo che non si conosce.
Cambierà gestione il bar, e questo mi spiace ci si abitua all’oste che io chiamo “compagno Sgargamella”, al secolo Gianluca Scaramella. L’ oste fa l’ osteria e la poesia è la rima che fanno Signore davanti ad un tea, amanti davanti ad una cioccolata calda e fuori piove.
Il Poeta sarà quel che sarà ma è stato il posto rinato come balcone che non dava sul mare ma sulla piazza vuota che sta in perenne attesa di adunate che non ci sono più, un destino al niente.
Quando una storia finisce è giusto lacrimare un poco, poi le cose vanno prescindendo dalle nostalgie.
Un poeta venne in un posto senza poesia, cispadanoni alti una quaresima bianco latte, incontravano scriba di Avellino, rudi butteri Lepini neri cotti al sole che qui è cattivo 365 giorni l’ anno e nostalgici dell’ ordine che bevevano accanto ad anarchici col coltello al fianco.
Storie di Poeta, storie di questo angolo di mondo dove tutto è duro e profondo.
Saluto Gianluca Scaramella come fecero gli inglesi al Duca d’ Aosta sull’ Amba Alagi: con l’ onore delle armi ha combattuto una battaglia impossibile perché non basta la fanteria nella guerra moderna servono le macchine, non servono le isole.
Grazie Gianluca
Aggiungo che la cultura, la poesia ama il cosa e non le carte bollate il caffè ha aroma, l’assenzio fa la poesia i burocrati, i ripetitori del nulla fanno nenie che chiamano rosai. Dante ha fatto l’Italia, Bellarmino ha ucciso la scienza e la verità. A Latina servirebbero poeti nei bar, non burocrati negli uffici, non amministratori ripetitori.
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Info sull'autore
Direttore di Fatto a Latina. Giornalista professionista, laureato in scienze politiche, è stato direttore de Il Territorio, Tele Etere, Economia Pontina, Latina Quotidiano, caposervizio presso Latina Oggi e autore di numerose pubblicazioni. E' presidente dell' associazione "la scelta per Davide, Latina amica di Israele", presidente della giuria del Premio Camilla del Comune di Priverno. Portavoce del premio internazionale di fotografia Città di Latina


