Latina e l’egemonia gramsciana su di una destra che non si conosce: fate l’assessore alla cultura
27 Febbraio 2025Questo articolo è apparso nella rivista NeoLatina nel numero di febbraio. Lo ripropongo qui come contributo ad un confronto. Una città che non discute è un cimitero, io dico la mia.
LA RIVISTA
L’egemonia culturale è l’idea di Antonio Gramsci di una élite capace di guidare le masse a prendere coscienza di sé stesse e a indirizzarle per il loro bene.
Intellettuali alla guida del popolo non la libertà come il quadro di Eugène Delacroix della rivoluzione francese. Non ho mai condiviso, da riformista turatiano, da socialista questa visione ma è quella di successo ancora ora a sinistra. Tradotto, a Latina quando si è parlato di stati generali della cultura, di attività legate ai 100 anni della città ecco che una miriade di “intellettuali di sinistra” si sia proposta.
La stessa referente del sindaco per la cultura, Nicoletta Zuliani che è stata consigliere comunale del PD nei movimenti cattolici che dentro l’ egemonia culturale ci stavano con qualche preghiera di confronto e rigore pio a fronte di una destra che è anche edonista, liberale.
Quindi facile scegliere a sinistra, nel luogo comune che la destra è, per definizione, ignorante.
Eppure di destre c’è ne sono diverse, come di sinistre c’è ne sono diverse.
Esiste una destra liberale cavouriana quella che passa per Giancarlo Piattella che fa disobbedienza civile che usa il suo corpo per chiedere una macchina per l’ospedale, che oggi potrebbe stare in Forza Italia e avere come riferimento l’ avvocato Peppe Ibello, o Giusi Pesce. C’è la destra tradizionalista ipercattolica di Riccardo Pedrizzi che si spinge fino all’ antirisorgimento a note borboniche a fronte della destra giacobina di Cesare Bruni che sta con la Repubblica romana e non con il papa.
C’è una destra ecologista che si proietta su nuovi terreni come quella di Maurizio Guercio e c’è il mondo erede di Ajmone Finestra figlio di un nazionalismo spinto, risorgimentale, D’Annunziano rappresentata oggi dal figlio Paolo. Questi mondi ci sono dentro la prospettiva culturale del Comune? Per non citare orgogli identitari dentro la Lega prima che diventasse contenitore elettorale e non contenuto etnico nel bisogno di valorizzare le culture della Serenissima germogliate a sud di Roma.
Aggiungo che esiste anche una sinistra non gramsciana, liberal-socialista, laica che sta dentro esperienze come quelle di Massimo Passamonti e il mondo dell’Argonauta la casa editrice capace di fare politica sfidando l’alto e non l’abisso. Che indaga e cerca nella letteratura russa non allineata chiavi di lettura del mondo contemporaneo.
Ho citato mondi che oggi paiono non esserci a fronte della autocandidatura del “mondo gramsciano” a farsi aedo del compleanno di Latina.
Del resto se la tua cifra intellettuale è Antonio Pennacchi che, con una onestà intellettuale forte, richiamava il patto fascio-comunista ecco che si spiega la forza dell’egemonia di cui parlo: infatti l’unica azione intellettuale è il manifesto gigante dedicato a piazzale Loffredo sul lungomare dedicato a Pennacchi sul modello delle venerazioni ai leader dei nord coreani.
Uscire da questo? Pensare a pensare diverso.


