Ode a Fogliano e un padre che nuotava lontano
13 Marzo 2025Fogliano è un posto che non c’è, è mare ma non lo è, è duna di sabbia ma anche no, è lago ma forse è altro, è la fine del mondo ma mi potrei sbagliare. È una strada diritta che porta al monte Circe, forse è il monte Circe che viene verso Roma.
È un posto forse in certe città di Italo Calvino, che stanno dove non ci sono.
È bellissimo di blu, di colori scuri e chiari di sabbia, è il verde della macchia mediterranea. È un posto dove senti il mare nel suo rumore che non la smette mai e il silenzio dell’ interno che non vuole parlare.
Fogliano è un lago che muore, muore della sua bellezza, della sua eresia di essere cosa di un prima nel tempo che vive di presente soltanto. Fogliano è come un wafer dove la cialda è di sabbia, il lago è vaniglia e cioccolato è il mare.
Vi ho fatto la fotografia di parole al posto dei pixel delle immagini iperdefiniti.
Un mondo che muore e nessuno lo piange, in fondo è solo una pozza d’ acqua salmastra. Qui, in questo posto ho scoperto il mare e il lago con mio padre che mi portava in Vespa si fermava a sistemare l’ asciugamano e faceva un tuffo e andava lontano, che paura vederlo nell’ onda se non sarebbe tornato? Dio come andava lontano, un puntino nel mare e mia madre non si preoccupava sapeva del suo nuotare. Ora sono qui a parlare di questo posto che non ha nuotato lontano ma sta soffocando come se lo avesse fatto
Sono davanti a questa striscia di sabbia tra lago e mare e, ora che ci penso, mi manca una Vespa 150 con un padre che sa nuotare, un bimbo che ha paura, una madre seduta di lato con una bimba da non fare cadere che io viaggio è lungo.
Forse per questo trovo qui un mondo bello. Eccolo papà tornare, viene da me e non capisce perché gli corro incontro in questo mare, mio padre era andato lontano … Forse in Sardegna o in Spagna e comincia l’ avventura…



Tutta la mia stima per questa perseveranza